Il viaggio dell’assassino ( Trilogia dei Lungavista vol.3)

Il viaggio dell’assassino ( Trilogia dei Lungavista vol.3)

Buongiorno, lettori! Oggi vi parlo del romanzo Il viaggio dell’assassino assassino, terzo volume della Trilogia dei Lungavista, scritto da Robin Hobb (traduzione di Paola Bruna Cartoceti) ed edito da Fanucci Editore, che ringrazio per la copia.


Re Sagace è morto per mano del figlio Regal. Anche Fitz è morto, o almeno così credono i suoi amici e nemici. Ma con l’aiuto dei suoi alleati e dello Spirito riemerge dalla tomba, segnato da una profonda cicatrice che gli solca il corpo e l’animo. Il regno è vicino alla rovina: Regal ha saccheggiato la capitale per poi abbandonarla, mentre il legittimo erede, il principe Veritas, è perso nella sua folle ricerca, forse destinato a morire. Solo il ritorno di Veritas, o la successione che spetta di diritto a sua moglie, potrà salvare i Sei Ducati. Ma Fitz non resterà a guardare:guidato da ricordi confusi e dolorosi, si incarica di una missione: uccidere Regal…


FitzChevalier non è più lo stesso uomo di prima: nonostante gli avvertimenti di Burrich, sta sperimentando sulla propria pelle il legame che deriva dall’uso dello Spirito e sebbene esso gli sia valsa la salvezza, non lo rende meno esposto ai rischi. Di lui non restano che ricordi lontani, fastidiosamente dolorosi, da grattarsi via come una pulce; il confine tra uomo e bestia è ormai oltrepassato ma d’altronde, cosa gli resta? Fitz sente di aver fallito in ogni modo possibile e immaginabile: ha deluso e tradito tutti coloro che lo amano, li ha spinti ad abbandonarlo. Nei primi capitoli del romanzo conclusivo della trilogia a lui dedicata, vediamo Fitz nel suo momento forse peggiore: è l’ombra di un essere umano ed è pieno di dolore, rancore, autocommiserazione per i suoi fallimenti e per la perdita della dignità. Quel nome, che si era faticosamente guadagnato ( e già il fatto che abbia dovuto guadagnarselo la dice lunga su come abbia potuto vivere), è andato perduto. Per cosa vivere? Per sopravvivere, forse?

Dopo uno scontro durissimo con Burrich, Fitz si rende conto di essere a un punto chiave della sua vita: hanno sempre deciso gli altri per lui, non si è mai sentito libero di scegliere e in effetti i suoi maestri lo hanno sempre trattato come un pupillo. Questo lo ha lusingato ma al tempo stesso irritato: è forse un cane alla ricerca disperata di un ennesimo padrone da servire? No, Fitz non vuole più questa vita e per affrontare la sua libertà deve troncare ogni legame con la precedente e inseguire un solo scopo, la vendetta. Ma nel mondo dei Sei Ducati non è così facile e il suo passato, nella persona di Veritas, torna a bussare alla sua mente.

Per una buona parte del romanzo, Fitz alterna momenti di lucidità a momenti in cui cade preda di svilimenti, di sentimenti negativi cui reagisce mettendo in atto comportamenti contrastanti; è un uomo che fatica ad accettare e a riconoscersi questo nuovo status evolutivo al punto che chiede al suo fidato Occhi-di-notte quando abbia lasciato la fanciullezza per l’età adulta e come possa essere un buon adulto, per se stesso e per le persone che ama. Come nei capitoli precedenti, Fitz si lascia spesso andare a momenti di malinconia cupa e di sconforto in cui non crede in nulla e nessuno, soprattutto in se stesso: in quei frangenti, il mondo che conosce e le persone che ama appaiono nemiche e ostili e fatica a costruirsi nuovi rapporti convinto che sia meglio – per lui e per gli altri – restare solo. Ma è impossibile per lui, Catalizzatore non solo per il Matto a quanto pare: ha un carisma innato, impronta dei Lungavista, che attrae gli altri, donne e uomini, esponendolo al pericolo di essere riconosciuto nella rocambolesca fuga che lo porterà, nei suoi piani, a vendicarsi. Ma c’è qualcosa di più, se questo non fosse già abbastanza, c’è un destino, ci sono profezie enunciate dal Profeta Bianco, un essere raro, che riguardano lui, la fine del mondo come lo conoscono, il futuro e persino i suoi eredi. Come i grandi eroi, anche Fitz, pur non riconoscendosi tale titolo, scoprirà che ha bisogno di una compagnia ma nel momento cruciale è solo, di una solitudine profonda che condivide solo con il cane, due anime legate. E di legami fortissimi, indissolubili, è carico il romanzo: Burich e Fitz, Fitz e Umbra, Fitz e Veritas, Veritas e Kettricken, Fitz e il Matto e ancora Fitz e Occhi-di-notte, ma non solo, anche i nuovi protagonisti intessono trame destinate a cambiare le loro vite e il futuro, o anche solo la possibilità che contro Regal e le Navi Rosse possa essercene uno. Le Navi Rosse, la Forgiatura, la sete avida di potere di Regal, non sono che un sassolino nell’ipotetica frana che spazzerà via il mondo dei Sei Ducati, stando a quanto profetizza il Matto da sempre, e chi si può opporre a tale esito nefasto? Profeta e Catalizzatore, ovvio, un ragazzo, un bastardo, un uomo crocevia di scenari. Diversi, outsider.

Prima di arrivare però a tale profonda consapevolezza del proprio Sacrificio ( e non ho scelto a caso la maiuscola, come vuole la tradizione della regina Kettricken, donna delle Montagne), il viaggio di Fitz deve passare tra dolori, perdite e la sua vendetta personale, desiderata, una cosa che pungola la sua coscienza e lo espone al rischio di essere rintracciato dalla confraternita di Regal e Fermo, temuta.

Uccidere Regal diviene la sua missione, la prima che si riconosce come propria, non più pedina – strumento ma attore e unico responsabile; purtroppo il compito che si è posto è enorme per lui e per le sue condizioni. Fitz è solo, ferito, caricato di una rabbia che non è mai un motore ma diviene un’arma che gli altri useranno contro di lui. Ancora una volta è tormentato per il fallimento e per il senso di delusione almeno fino a quando, quasi per caso, viene salvato proprio da qualcuno del suo passato, una persona che lo ama e lo ha pianto per un anno.

Se appunto nella prima parte del romanzo, Fitz mi è parso discontinuo e in certi momenti avrei voluto dargli una sonora scrollata facendogli capire verità davvero banali e sotto al suo naso ma per lui intellegibili, dal momento in cui si ricongiunge con il suo gruppo e, assieme a qualche nuovo personaggio, affronta il Regno delle Montagne, ho trovato una svola e ho percepito che finalmente Fitz è pronto a prendere il ruolo che gli spetta. Questo romanzo, a mio avviso, è davvero un viaggio, un percorso di crescita quasi sempre in salita per il nostro protagonista, che cade, si rialza, sbaglia, si tormenta, è umano; è proprio questo processo di crescita che l’autrice, secondo me, è riuscita a tratteggiare bene, accanto alla guerra, al dolore per le perdite, c’è la presa di consapevolezza, l’evoluzione. Il contorno, ovviamente, è un fantasy di altissimo livello, con paesaggi e terre da esplorare, un mondo allo sbando e una penna capace di descrivere con minuzia di particolari tutto ciò che viene mostrato. La parte finale da seguito a diverse domande circa la parte magica della costruzione della trama ma, a mio avviso, tanti quesiti restano insoluti e avrebbero potuto trovare una risoluzione in questo corposo volume conclusivo. Nonostante questo, i capitoli finali mi hanno coinvolta, emozionata, commossa: gli elementi cardine del genere di riferimento vengono rispettati pienamente. C’è tutto: dolore, amore, sacrificio, tradimento, morte e addii devastanti. C’è un branco che si forma giorno dopo giorno, sconfitta dopo sconfitta. Ci sono verità nascoste nelle pieghe del passato e che coinvolgono la potente quanto misteriosa magia dell’Arte. E ci sono creature favolose, mitiche, che richiedono un prezzo folle e salatissimo per risvegliarsi. Scoperte da fare e paure da affrontare in una ricerca che espone a pericoli non solo per i corpi fisici di questi protagonisti ma soprattutto per la loro mente, un luogo reale e capace di essere violato, prosciugato, ucciso. Veritas, Kettricken, il Matto, Fitz, Occhi-di-notte, Ciottola, saranno capaci di pagarlo quando il momento glielo chiederà? Ho apprezzato il modo in cui l’autrice ha fatto evolvere il rapporto tra Fitz e il suo lupo, una cosa così profonda che spesso viene scambiata per perversione perché non compresa, un legame che a parole, come quello con l’Arte, è difficile da spiegare, si può solo vivere aprendosi ad esso.

Un ragazzo con un nome pesante, un Bastardo, un assassino, un Catalizzatore con il compito più difficile da accettare: cambiare il mondo, essere l’elemento chiave nella salvezza di una terra e di un popolo che ama ma per cui deve rimanere un segreto indicibile. Nè principe, né comune mortale: FitzChevalier, umano, leale, impavido, passionale, attraente.

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