Una virtù crudele

Una virtù crudele

Buongiorno, lettori! Esce oggi il romanzo Una virtù crudele, scritto da Emily Thiede ( traduzione di Irma Versari) ed edito da Mondadori nella collana Fantastica.

Tre matrimoni. Tre funerali. Alessa china la testa per nascondere gli occhi asciutti mentre si inginocchia davanti alla bara tempestata di gioielli sull’altare. Avrebbe pianto. Dopo. Lo ha sempre fatto. Restare vedova a diciotto anni è senza dubbio una tragedia. Ma è difficile trovare le lacrime quando la si vive per la terza volta. Il dono che gli dei hanno concesso ad Alessa, in effetti, avrebbe dovuto amplificare la magia del suo Dorgale, non ucciderlo al minimo tocco. E ora, a un soffio dall’arrivo di uno sciame affamato di demoni che divorerà tutto ciò che incontrerà su Sansaverio, la giovane Lumera non ha più tempo per trovare un altro compagno e insieme opporsi all’avanzata delle forze maligne. Inoltre, influenzati da un predicatore, i suoi stessi soldati tentano di assassinarla, convinti che ucciderla sia l’unica speranza di salvezza per l’isola. Nel disperato tentativo di sopravvivere, Alessa decide di assoldare Dante come guardia del corpo personale, un emarginato cinico e con la fama di essere un assassino. Ma con la ribellione ormai alle porte, i segreti che nasconde l’uomo potrebbero condurre al più terribile dei tradimenti. Si tratta di un alleato o di un nemico? Da questa risposta dipende sia la vita della giovane sia il destino del suo Paese.

Sono passati cinque anni da quando Alessa ha smesso di essere una ragazza con una famiglia, un fratello, amici e un futuro da costruire, perchè gli Dei l’hanno “benedetta” con un dono: è diventata la Lumera. Ha diciotto anni e ha seppellito già tre Dorgali, è tre volte vedova ma non può concedersi il nero del lutto, deve indicare al più presto la sua nuova scelta, il suo o la sua Dorgale per l’approvazione del Consiglio perchè tutta Sansaverio possa essere protetta dai terribili demoni che vengono inviati dal Ruendho, il dio del caos, contrapposto alla Dea. In quella che è una lotta ancestrale, la Dea vuole che i suoi protetti imparino la comunione, la collaborazione e l’alleanza e per questo li ha isolati in isole appunto: il Duo Divino, Dorgale e Lumera, potranno ergersi come paladini del mondo. Se saranno sufficientemente forti assieme, salveranno tutti. In caso contrario, come altre isole, periranno. Da subito appare che la Verità della Dea sia terribile e crudele, che miri ad educare il suo popolo nella privazione come per la Lumera, che deve abbandonare la sua vita precedente, dimenticare se stessa, rifuggire dal tocco umano, privata di ogni tipo di contatto. L’isolamento che ne deriva fa della Lumera una benedetta, certo, ma a che costo? Soprattutto, quando Alessa perde tre dei suoi Dorgali, tutti iniziano a guardarla con sospetto: il titolo che porta dovrebbe dare certezza al popolo, ma le morti portano domande, incertezze, paure. Il momento ideale per rivolte contro il potere e chi meglio della Lumera lo incarna almeno agli occhi del popolo?

Così mentre nessuno si preoccupa mai di come Alessa si senta, né i suoi istruttori ( la precedente coppia Dorgale-Lumera), né suo fratello con il quale pur contravvenendo alle regole mantiene dei contatti ( personaggio dalla prima battuta chiaramente pessimo, capace solo di instillare in un’Alessa completamente sola ogni sorta di dubbio e senso di colpa), né i suoi genitori ( che l’hanno facilmente dimenticata percependo anche uno stipendio per il loro “sacrificio” e verso i quali Alessa ha sentimenti chiaramente contrastanti che oscillano dalla disperazione per essere stata del tutto rimossa dalla famiglia alla rabbia quando viene da loro ignorata in un momento di bisogno, salvo poi finirla col un fin troppo perbenistico perdono finale), la ragazza appena diciottenne deve cercare di mantenere la calma, attendere il Primo Avvertimento dell’orda demoniaca, scegliere un nuovo Dorgale tra quei pochi che non sono riusciti a fuggire dall’isola ( e convivere con la consapevolezza che questi hanno preferito essere reietti senza possibilità di ritorno nella terra natale piuttosto che essere scelti da lei), capire come consolidare il suo dono senza uccidere i Dorgali e – come se non fosse abbastanza – sventare attacchi omicidi che nascono proprio in seno alla sua dimora. Il tutto senza avere un confidente- amico che sia uno … insomma, una situazione abbastanza svilente. E non sorprende quindi che Alessa cerchi fuori dalle mura dove viene addestrata, un aiuto imparziale, nella figura chiaramente affascinante e dal corpo scultoreo di Dante. La scelta di Dante lascia tutti basiti perchè la Lumera è sempre stata molto ligia al dovere e alle regole, ma nessuno alla fine la mette davvero in dubbio un pò perchè è la Lumera, un pò perchè quando Alessa sceglie Dante a nessuno di quelli che dovrebbero essere i suoi soldati sembra importare della sua incolumità, anzi. Quindi, colei che dovrebbe essere la salvezza di tutti, viene molto tranquillamente lasciata a se stessa, con la possibilità di ospitare nei suoi alloggi privati un perfetto sconosciuto senza destare sospetti o domande!

Alessa assume Dante come guardia del corpo dopo averlo visto due volte: certo, la sua scelta è un pò forzata … Alessa lo scorge tra la folla che difende una bambina e poi lo ritrova in un luogo sordido mentre fa un combattimento clandestino, e lei è lì proprio perchè lo sta cercando pur senza spiegarci bene il perchè. Sorvolando su questo aspetto, capiamo che Alessa lo assume perchè almeno le motivazioni che sembrano muovere Dante sono chiare: soldi, un posto in cui stare, nessun obbligo. Sembrerebbe così … ma che segreti cela il tenebroso amante dei libri e della lingua antica? Dante è la prima persona che non tratta la Lumera come qualcosa di sacro da venerare o come un mostro da cui allontanarsi fisicamente, ed è grazie al rapporto che inizia ad instaurarsi tra i due che Alessa diventa la persona che ritroviamo durante la lettura. In certi passaggi, la sua solitudine è qualcosa che fa davvero male. Penso alla scena nella quale ha i Dorgali nella sua dimora, li sente giocare a carte ma pur sopportata da Dante non riesce a varcare la soglia della stanza e chiedere di stare con loro. Ciò che si viene a creare con Kamaria, Kaleb, Josef, Saida e anche Nina, è qualcosa che cresce assieme alla crescita della protagonista: Alessa impara non tanto a non avere paura perchè quella è fisiologica al carico di responsabilità che ha, ma che non esiste una sola verità, che l’interpretazione di quella Verità religiosa può essere riletta, che può fare affidamento su di lei, che non è un mostro, che il modo in cui gli altri la vedono cambia quando anche lei cambierà il modo in cui si percepisce. Dante è benzina per questa trasformazione perchè aiutandola a lavorare sul suo potere, l’aiuta a credere in sé stessa pur con la minaccia della fine del mondo, ovvio. La Lumera sovverte le regole per la prima volta nella sua vita e crea qualcosa di nuovo: sbaglia, cade, si rialza, ma non molla. L’allenamento è sfiancante, e sembra non dare frutti ma poi qualcosa cambia … alcuni segreti vengono a galla e alcuni doni sembrano essere destinati ad incontrarsi.

Nel complesso, la lettura di questo romanzo è stata scorrevole ma ci sono state alcune criticità: parto dicendo che all’inizio ho fatto fatica a comprendere il mondo che l’autrice ci stava proponendo perché entriamo subito nel vivo delle cose e pian piano la Lumera ci spiega termini, credenze, abitudini ( anche se diverse cose restano ancora da spiegare); poteva essere un mondo molto interessante date le premesse, e stimolante, ma in diversi passaggi ha avuto il sapore di qualcosa di già visto ( sia per alcune scene che per alcune dinamiche tra i personaggi, cliché e situazioni tipiche) . Se ho apprezzato la lingua antica, gli antichi detti cui Dante fa spesso riferimento, non ho apprezzato la scelta di alcune parole che ho ritenuto “moderne” rispetto alla sensazione di trovarmi in un mondo “antico” e questa è una cosa che quando noto mi risulta sempre un pò antipatica perchè non riesco poi a collocare nel tempo la storia che sto leggendo. Passato o contemporaneo? Anche alcuni dialoghi mi hanno fatto lo stesso effetto virando repentinamente da un formalità ( i Dorgali danno del Voi alla Lumera) a un’informità linguistica. Le informazioni che mi sono state durante la lettura mi hanno portato anche a farmi tante domande su questo mondo, su questo fantomatico resto del Continente di cui nessuno sa nulla, delle altre isole. Non solo, perchè la dea che dovrebbe amare il suo popolo ha sancito il patto con il male e quindi costringe il suo popolo a pagare un tributo di sangue? L’aspetto religioso che pure sembra essere centrale nel mondo di Alessa, non viene approfondito come avrei voluto, e si passa da momenti in cui siamo sommersi di informazioni a momenti di vuoto.

Alessa e Dante sono due giovani protagonisti: in un mondo che li vorrebbe nemici, scoprono che l’amore è più forte di qualunque cosa. Non solo, anche il gruppo di Dorgali che Alessa forma andando contro ogni regola, mostrandosi audace e riscrivendo la storia, dimostra un’apertura mentale verso la diversità, una bella accettazione, una sincera amicizia e questo spirito mi è piaciuto molto. Alessa ha sempre creduto che per essere una Lumera “buona” avrebbe dovuto dimenticare se stessa ma sarà proprio quando capirà che invece quella che lei è la rende una Lumera migliore, che tutto cambierà. E’ la sua umanità, è la sua fame di contatto, la sua devozione verso un popolo che vorrebbe anche ucciderla invece, a renderla speciale. Ma è difficile arrivare a questo punto quando si viene indottrinati a considerarsi nulla più che un’arma per di più, ora, inutile. Ed è fin troppo facile cedere a quelle voci, crederci, sentirsi inutili, arrivare a pensare che forse il mondo starebbe meglio senza di lei. Sarebbe facile rispondere a chi la vuole morta con il suicidio e ci sono momenti in cui Alessa non solo ci pensa ma passa all’atto ed è doloroso leggerla così disperata; fortunatamente, grazie a Dante e ai suoi nuovi amici, capisce che quel ” Insieme, proteggiamo”, significa davvero qualcosa. Uniti si può sconfiggere il male, metaforico e non. Tuttavia, non sempre sono stata d’accordo con le scelte o i modi di fare di Alessa, pur comprendendo il suo senso di solitudine e l’improvvisa euforia di trovare una persona capace di tollerare il suo singolare “dono”, certe volte l’avrei voluta più risoluta e decisa, mentre l’ho trovata incline a lasciarsi sopraffare dal momento e dalle situazioni. Dante nasconde la sua dose di segreti e sarei stata curiosa di leggere qualcosa in più dal suo punto di vista che viene solo leggermente sfiorato verso la fine, con un cambiamento anche brusco, a mio avviso, del linguaggio scelto per la narrazione con imprecazioni che mi hanno spiazzato perchè fino a quel momento non erano stati presenti nel registro narrativo se non in qualche passaggio precedente che pure mi aveva stranito rispetto al tenore complessivo del testo. In alcuni punti, c’erano state allusioni sessuali blande e velate, battutine tra Alessa e le nuove amiche, che seppure non ho trovato volgari per il tono, mi hanno stranita rispetto alle atmosfere che il romanzo aveva avuto fino a quel punto: mi spiego meglio, mi sono sembrate fuori contesto, forzate. Tutto sommato, tuttavia, la lettura potrebbe essere sicuramente apprezzata in toto da un pubblico più giovane, capace anche di immedesimarsi meglio nelle scelte e nelle situazioni raccontate. La battaglia finale poteva avere il sapore di qualcosa di più epico ma è adeguata al resto della storia e funzionale a ciò che succede nel finale, un finale sbrigativo- troppo- che lascia tante cose in sospeso, e lo fa in modo brutale al punto che ho girato la pagina pensando: ma no! Non può finire ora! Tutto è di nuovo in bilico: la minaccia del dio del caos sembra incombere ma più di tutto, ciò che Alessa ha finalmente trovato, sembra perduto, dolorosamente. Ma sarà così?

-copia per la recensione fornita da Mondadori.

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