Il re ombra. Volume 1

Il re ombra. Volume 1

Buongiorno lettori! Oggi vi parlo del primo volume di una serie fantasy molto promettente: Il re ombra, scritto da Artemisia Birch , che ringrazio per l’invio della copia, ed edito da LettereAnimate. Se amate i fantasy corposi, che narrano di magie e antiche malie, intrighi di potere e personaggi ben caratterizzati, non dovete perderlo per nessuna ragione!

TRAMA

Le Muthras, sacerdotesse e fate, con i Silenti della sacra Torre di Alagar, vegliano sul villaggio di Wise e sull’intera Gabria, governata dal saggio Re Balwin. Le fate ribelli di Weeping Willows, rinchiuse nella prigione magica di Swoon, sono riuscite a fuggire violando la Porta tra i mondi e cercano vendetta sulle discendenti della loro carceriera, Màlia, fondatrice della stirpe di Wise. Ma le fate ribelli non sono le uniche nemiche delle Muthras. Dorwak, negromante e Signore delle terre di Hiss, utilizzando la magia nera manipola il Principe Garwas, usandolo come pedina per i suoi scopi. Rivale di Dorwak sarà Shadwar il Rinato, sposo di Màlia, tornato in vita grazie a un potente sortilegio.

 

 

Nelle terre di Gabria scorre potente la magia, che insieme alla natura umana, mutevole e ingannevole, dà vita a un’antica lotta tra bene e male, tra luce e oscurità.  Su uno sfondo caratterizzato da aspre montagne e gelidi castelli, dove la Natura fa da padrona, si svolge una storia di dualità profonde e pervasive: bene e male, amore e odio.

È un mondo diviso, fisicamente, tra un regno fatto di terre inviolate e protette dalle Muthras e un regno sotterraneo, terribile, governato dal Signore di Shade, regno che attende con impazienza la rinascita, la liberazione, possibile solo con l’arrivo del Re Ombra. Una congiunzione di fattori ridarà vita a questo potere che incarna tutte le caratteristiche del Male più puro, a cui nulla, nemmeno il Bene potrà contrapporsi, e genererà una lotta senza precedenti. I vari protagonisti del romanzo sono chiaramente ed inequivocabilmente schierati in questa guerra e sono chiamati a difendere la “fazione” a cui sentono di appartenere.

Il primo elemento che mi ha colpita in questo romanzo è la coralità del racconto e la pluralità di voci che permette all’autrice di aprire molteplici punti di vista e angolazioni nella storia; queste voci, queste storie, questi personaggi che appartengono a posti fisici ben distinti nel romanzo, convergono in un personaggio focale, a mio avviso, Moldra.

Signora delle Acque, figlia di Misandra (Madre delle Muthras), è l’elemento chiave di un romanzo che fa del femminile e del femmineo tratto proprio e distintivo. L’autrice omaggia la donna, a partire dall’incarnazione del mondo femminile negli elementi della natura ( Moldra domina le Acque e l’acqua è elemento simbolico della fertilità, della vita, e del mondo inconscio). Moldra e sua madre padroneggiano l’arte della guarigione attraverso le erbe: con dovizia di particolari l’autrice ci parla di medicamenti e rimedi; ma il potere delle Muthras è sconfinato.

Legate alla terra (altro riferimento potente alla capacità di generare e procreare), le Muthras raccolgono dentro di loro tutti quegli aspetti del mondo femminile più primitivo ed ancestrale: sono potenti, in questo romanzo, e da potenti, muovono gli animi, tengono le fila e le redini del mondo.  E la controparte maschile accetta e si sottomette a tale potere che sfocia nella possibilità di avere tanti amanti e nell’impossibilità di legarsi: gli uomini del romanzo sono naturalmente attratti da Moldra e Misandra ma sono stati cresciuti ed educati al rispetto del loro ruolo , e sanno che le Muthras non possono legarsi:

“Potete forse controllare il battito del vostro cuore? O regolare la frequenza del vostro respiro? Il cuore colma d’amore ogni istante della vostra giornata e il respiro unisce il vostro piccolo mondo interiore all’afflato dell’universo senza che voi stesso ve ne rendiate conto. Tutto questo è una Muthras … Lei non è scelta, ma sceglie, non è posseduta, ma possiede”.

 

Ma c’è qualcosa a cui persino la potenza delle Muthras, mutuata dalla natura stessa e incarnata dalla Regina Sanguemisto e dalla capostipite Màlia, devono inchinarsi ed è il fato. Tipicamente connesso al modello del fantasy classico, il destino è elemento chiave di questa storia: trama, ordisce, intesse, si beffa dei nostri protagonisti, legandoli in modi ineffabili e imprevedibili. Così Moldra, votata al Bene, incontra Garwas, votato all’Ombra.

L’autrice ci guida nelle vite dei due ragazzi prendendosi il giusto tempo: ci lascia guardare alle loro quotidianità, ci lascia scoprire i loro vizi e vezzi, le loro fragilità, le loro amicizie e … i loro, grandissimi, poteri. Uno il rovescio dell’altra: tanto quanto Moldra è nata da un atto d’amore, concepita sotto  auspici benevoli e positivi, Garwas nasce invece in una notta cupa e oscura. Ed è come se l’atmosfera di questi concepimenti così diversi abbia un effetto sulle vite dei due ragazzi: Moldra è pura come l’Acqua, Garwas è violento come il Fuoco, elementi opposti ma magneticamente destinati a incontrarsi – e scontrarsi. Ed è proprio quello che accade quando Garwas, complice il malvagio precettore e negromante Dorwak, inizia a padroneggiare la magia nera: nella dimensione incorporea del sogno e delle visioni, incontra Moldra e ne è irrimediabilmente attratto. Stessa cosa accade alla fanciulla, ingannata dalla somiglianza del ragazzo con l’amico di sempre Lormak, fidato e affidabile allievo dei Silenti, innamorato da sempre di lei. A nulla varranno gli avvertimenti che riceve da tutti sul rischio di amare una Muthras: il suo cuore è ancorato a quello di Moldra.

Ma il fato di Moldra è molto più complesso ed esteso, pedina in un gioco pericoloso che ha come esito le sorti del mondo intero: il richiamo ancestrale che il fascino di Garwas risveglia in lei, è qualcosa di estremamente potente e a cui lei non può sottrarsi. Nulla vale la sua forza di volontà: i due si cercano, si attraggono, si desiderano; e seppure lei riesce a riconoscere nella bellezza ultraterrena del ragazzo un elemento distruttivo e appartenente al Male, si arrende alla forza dirompente del suo fato. Garwas, dal canto suo, cova dentro di sé una rabbia devastante: violento ed aggressivo, gode nel vedere la totale sottomissione degli altri (specialmente delle donne) e riconosce in Moldra una sua pari, una persona capace e determinata, che non si spezza. Non sappiamo se è proprio amore quello che prova per lei, anche perché spesso le sue azioni sono ottenebrate dal potere oscuro a cui aderisce: fatto sta che si infatua della fanciulla, deve possederla, e tramite questa unione, generare un erede.

Garwas è perduto: solo, non conosce amore nella sua vita. Si nasconde e si maschera dietro indifferenza e cattiveria per sopperire alla profonda ferita che lacera il suo animo.

Moldra invece è forza vitale: è combattiva e responsabile, consapevole di se stessa e del proprio ruolo, accetta il suo destino, lo accoglie.

Come Moldra è divisa tra la passione sfrenata e incomprensibile per il Principe Garwas e l’affetto sincero per Lormak, anche sua madre Misandra- esperta guaritrice e Madre delle Muthras- ha il cuore diviso. Il bene delle Muthras viene prima di tutto, anche del bene per sua figlia, ed ella deve scegliere tra proteggere la sua razza o proteggere sua figlia da quel destino beffardo che sembra giocare con tutti loro. Ma il suo cuore di donna è altresì conteso: amata dal Re Baldwin, è il più grande rimpianto dell’uomo che ha rinunciato a lei preferendo sposare la Regina Rhenda, madre suicida di Garwas. Misanda, come pure sua figlia, sa invece che non c’era alcuna scelta da fare: il destino deve compiersi. E questo lo sa bene anche Ardan, Silente che veglia sull’intera Gabria: da sempre innamorato della Muthras, la richiama col potere della mente, cerca di proteggerla, di proteggere e vegliare su Moldra e su tutto il Regno. Conscio che amare una Muthras è complicato, cerca di mettere in guardia anche Lormak dall’inequivocabile sentimento per Moldra, senza riuscire tuttavia a scalfire il suo cuore ( come pure era successo a lui da giovane).

Le Muthras sono femmine per eccellenza: la loro fascinazione è qualcosa di incontrovertibile ma non è mai usata in modo negativo da loro né descritta con connotazione maligna dall’autrice. È come una bilancia cosmica di cui loro sono il centro: Fate, maghe, curatrici, sacerdotesse della Dea. Ode al femminile, nella sua accezione più ampia. Padrone della dimensione onirica che riescono a dominare e piegare al loro potere, potere che non usano per nuocere ma per proteggere: mater del mondo.

Male e Bene in un continuo gioco di specchi: con un linguaggio pienamente aderente al genere di appartenenza, l’autrice ci racconta una storia di magia ed alchimia, di intrighi e visioni, una storia senza esclusione di colpi in cui è sempre presenta la sensazione di una “mano” che muova le vite dei personaggi per portarle proprio dove lei vuole che siano. Come se ci fosse un qualcosa di superiore e imbattibile che sposta i personaggi come pedine in un gioco più grande di loro.

Moldra e Garwas, Lormak con le sue origini sconosciute e l’ardimento dell’amore puro, Misandra e Re Baldwin, padre del Principe Garwas e ultimo baluardo di saggezza, e Ardan anche lui innamorato della bella Misandra ma rassegnato da tempo a saperla con altri: questo è un romanzo che parla di amore, in molteplici forme e misure. E per parlare d’amore deve necessariamente affrontare il buio desolato dell’odio e della violenza che si sta scatenando sul mondo. Una guerra tremenda è alle porte, i sigilli spezzati: in chi si incarnerà il Male?

L’elemento fantasy scorre pieno, maturo, consapevole, nelle pagine: il tema del viaggio, la coralità di personaggi, le visioni e i sogni, incantesimi e magie, pietre potenti e una Dea/Madre che benedice le donne, guerra e potere … se amate il fantasy classico questo è il romanzo che fa per voi.

Con una tensione narrativa esaltante ed incalzante e un linguaggio descrittivo, particolareggiato e coinvolgente, l’autrice ci porta sino al finale, imprevisto, di questa avventura che ci lascia con la voglia di scoprire cosa accadrà a Moldra- Garwas e Lormak …

“ Il Grande Re Immortale dominerà sui cieli e sulla terra, sulle Acque e sul Fuoco, su uomini e popoli fatati. Il prezzo del suo dominio saranno patimenti e tribolazioni e libererà il Male”.

 

Profezie e creature terribili, un potere oscuro da risvegliare e un potente stregone, Shadwar il Rinato, unico e ultimo baluardo per mantenere la pace e la luce a Gabria … ma la guerra richiede sacrifici: chi sarà disposto a compierli? Chi si batterà per il Bene?

Tra alchimia, fusione panica con la Natura e sacralità della stessa, l’autrice genera un romanzo che parla di ribellione, di violenza, di vendetta, parla dei desideri nascosti nelle pieghe dell’animo umano, con tutti i risvolti, buoni e cattivi, che ciò comporta!  Un percorso di conoscenza ed evoluzione che passa inequivocabilmente attraverso l’amore per se stessi, l’autoconoscenza e l’autoaccettazione.

 

“Ciò che chiamiamo magia non è altro che una parte di noi strenuamente confinata nell’ombra … volendoci solo esseri razionali dissacriamo irrimediabilmente noi stessi”.

 

 

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