Il dono

Il dono

Buongiorno lettori, oggi vi parlo di un giallo italiano che mescola elementi del paranormale ad una storia di moralita’ e giustizia, scritto da Carlo F. De Filippis ed edito da DeA Planeta, che ringrazio per l’invio della copia digitale.

 

TRAMA

Da quando ha perso la memoria, il commissario Zaccaria Argenti, una leggenda nella questura e per le strade di Torino, è quasi diventato un ex poliziotto. Al termine di una concitata irruzione in un covo di sequestratori, infatti, per schivare un proiettile è caduto dalle scale. O almeno questo è quello che ricorda lui, la sua versione dei fatti dopo che si è risvegliato dal coma. Il racconto però non quadra, e dato che nell’operazione ci è scappato il morto, i suoi superiori vogliono capire. Qualcuno teme che Zac, come lo chiamano, abbia una rotella fuori posto; altri sospettano che stia prendendo in giro tutti, chissà perché. Nel dubbio, la leggenda viene rimossa dal servizio attivo e messa sotto il poco tenero controllo dell’ispettrice Maya Bolla, che al primo giorno gli fa un occhio nero. L’occasione per rimettersi in piedi gli sarà donata da una scia di omicidi avvenuti secondo modalità molto difficili da spiegare, proprio come l’amnesia di Zac e i sogni che tormentano le sue notti. La verità sul caso e quella sul vuoto che gli ha ingoiato la memoria arriveranno quando il commissario imparerà a fare qualcosa di totalmente nuovo: ascoltare il proprio cuore. Anche se il cuore, a volte, dice cose terribili, commoventi, disastrose.

 

Il romanzo si apre con una carrellata di personaggi tutti differenti tra loro e apparentemente scollegati gli uni dagli altri: tre voci diverse con storie e bagagli personali che l’autore ci lascia intravedere, scoprire passo dopo passo, agitando nel lettore una curiosità famelica. L’autore sprona subito il lettore a porsi domande: come mai vengono scelti proprio loro come voci narranti della storia? Cosa li lega? Cosa hanno fatto?

Una vena di ansia sottile ma costante pervade le pagine: conoscere i vari collegamenti, rimontare i tasselli del puzzle e risolvere una serie di casi e di misteri personali, legati alle voci della storia.

Torino fa da sfondo a questo giallo: una citta’ avvolta nella canicola asfissiante di luglio che sembra influenzare il corso degli eventi o quanto meno, sembra essere il clima ideale per determinate faccende; una citta’ dai cento volti, cosmopolita ed elegante, ambiziosa, ma anche cupa e subdola. Proprio come le storie che accoglie.

Petra, l’infermiera che sognava l’Italia- un paese da favola- con la sorella, per poi scoprire la prostituzione; ambiziosa, si svende e si spoglia senza rimorso perche’ sa cio’ che vuole e non ha paura di prenderselo. Fino a che … fino a che non le accade la cosa peggiore di tutte: si innamora del suo “mezzo”.

“Non mi chiedere da che parte sto, dall’unica possibile. Per nascita. Per l’odore di miseria attaccato alla pelle”

Petra non è disposta a cedere, a tornare alla vita povera a cui era abituata: ha progetti in mente e non si fa scrupoli per cercare di realizzarli.

Colette, mezza italiana e mezza francese, quarantenne tradita, con le notti agitate da incubi di fuoco e di violenza atroce. Da cosa fugge? Da cosa cerca pace e giustizia?

E il commissario Zaccaria Argenti (detto Zac), protagonista indiscusso di questo giallo italiano intenso e coinvolgente: sgarbato, amante delle donne, tagliato fuori… non idoneo. Dopo un gravissimo incidente sul lavoro, si e’ lasciato andare, nel corpo e nella mente, e nonostante il suo curriculum d’eccezione non puo’ tornare a essere un poliziotto attivo. Ma c’e’ ancora qualcosa che puo’ fare… l’incontro con l’avvenente e sarcastica Ispettore Bolla, cambiera’ le carte in tavola e portera’ Argenti a riflettere su tante cose. Deve fare i conti con se stesso, con il proprio passato abitato da demoni che fanno paura. Non è dal lavoro cerebrale che si difende ma dal lavoro sul proprio cuore che cerca scampo: la memoria danneggiata è non solo episodica, ma anche memoria dell’anima. Quando ritorna  la gemella Bianca, che porta in casa una presenza difficile da razionalizzare come è Benedetta, Zac si ritroverà a dover affrontare una serie di elementi che non comprende.

Proprio quando il lettore si sta interrogando su cosa c’entrino tre personaggi tanto distanti tra loro, l’autore mette in tavola un dettaglio inaspettato: il dono, che da titolo al romanzo, ovvero l’elemento paranormale.

Ed e’ nel mondo onirico che si declina l’aspetto del paranormale, nei sogni di Colette, dello zio Edy e di Zaccaria: dapprima confusi, prendono pian piano corpo, sino a svelare verità sconcertanti e imprevedibili.

Colette con i suoi scheletri nell’armadio, con i suoi traumi di bambina che ha dovuto rimuovere per andare avanti, Colette che sembra vivere in un siparietto tragicomico con lo zio – dandy Eduardo, ma entrambi serbano ferite cosi’ profonde da far capire al lettore che l’autoironia e l’ironia sono le uniche armi a loro disposizione per difendersi dal dolore e dal dramma.

“Sei troppo severo con me. La verita’ e’ che non capisco che cosa ci si aspetta dalla sottoscritta. Senza tener conto di cio’ che la mia coscienza ritiene giusto. Non capisco, Edy, sono confusa”.

Personaggi feriti, alla ricerca di quel senso di giustizia che per antonomasia dovrebbe garantire Argenti ma che lui stesso va cercando: giustizia per se stesso, certo, ma anche per gli altri. E la giustizia e’ il filo rosso che lega le storie raccontate: dove si colloca il confine tra giusto e lecito? E soprattutto, chi colloca tale confine? Quando la giustizia personale diventa giustizia in senso assoluto? Domande e dilemmi esistenziali che fanno riflettere.

“L’eroe, il giusto, in fondo non ha scelta. Arriva il tempo nel quale le situazioni prendono una direzione e le reazioni non possono essere diverse, c’e’ una sola via percorribile … quando sai, vedi, conosci, devi decidere se la tua ipocrisia e’ alta quanto il senso di giustizia”.

 

In un crescendo narrativo che disvela orrori e violenze nascoste, subdole e meschine, si declina una umanità al contrario, malvagia e perversa, difficile da comprendere. Un romanzo che ci pone di fronte a quesiti morali profondi e offre interessanti suggestioni filosofiche su etica e giustizia.

“Ne ho abbastanza dell’orrore. Mi ha riempito gli occhi, il cuore, l’anima e non riesco piu’ a trattenere il vomito. Voglio smettere di guardare, vorrei essere un angelo, ammesso che esistano, e rispondere alle urla dell’ingiustizia”

 

Con  un linguaggio moderno, attuale e volutamente “involgarito” dalle vite dure e difficili di questi personaggi, che li rende di conseguenza molto concreti e reati,  il romanzo ci parla di episodi criminosi di grande attualità: in particolare, storie di violenza verso le donne e gli anziani. Ci parla di cosa si è disposti ad affrontare in nome della verità, quanto a fondo si può scavare dentro se stessi per ricercarla, e come si può accettare l’elemento sfuggevole e fuori controllo legato al paranormale. Cosa accade quando ci si lascia davvero andare e si apre la mente ad altre possibilità?

Argenti è disposto a fare qualunque cosa per risolvere i crimini che si svolgono nella sua città, ma sarà disposto ad accettare anche l’imprevedibile? Si metterà davvero in gioco, perdendo il tanto amato controllo, per rendersi conto di cosa è davvero importante nella vita?

Uno stile sfacciato e irriverente che si riflette in una narrazione serrata, ironica, sarcastica e cosi’ piena di quell’umanità più primitiva da intimidire e da suscitare riflessioni morali nel lettore: un giallo inaspettato in una cornice torinese tutta da scoprire.

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