Review Tour: La saga di Terramare

Review Tour: La saga di Terramare

Buongiorno, lettori! Oggi Review Tour dedicato alla nuova edizione della celebre Saga di Terramare, scritta da Ursula K. Le Guin, impreziosita da cinquanta tavole illustrate da C. Vess, edita da Mondadori nella collana Oscar Draghi. Ringrazio la Casa Editrice per la possibilita’ di leggere la saga in anteprima! Vi ricordo che il romanzo sarà disponibile dal 31 marzo!

Nel mondo incantato di Terramare, fatto di arcipelaghi e di acque sconfinate, un ragazzo si mette in viaggio verso l’isola di Roke e la sua Scuola di Maghi. Solo quando sarà diventato un potente mago potrà affrontare le forze dell’oscurità che minacciano Terramare. Una meravigliosa edizione illustrata da Charles Vess con cinquanta tavole, appositamente commissionate e selezionate dall’autrice, per dare volti e immagini alle creature della sua fantasia.

Nell’Isola montuosa di Gont ha inizio la storia di Sparviere, un uomo che segnerà il destino di tanti, che salverà l’intera Terramare e diventerà un mago potente, ma qui è ancora un fanciullo, con indosso il nome datogli dalla madre, Duny, il quale scopre, un giorno, grazie alla zia, il potere delle parole e dei nomi, da cui nasce la magia. Scopre così di avere in sé la scintilla di potere e quando il suo intero villaggio è sotto attacco, decide di mettersi in prima linea e aiutare la sua gente: è solo l’inizio delle sue gesta, ancora non lo sa, ma verranno cantate, sussurrate, raccontate. Dopo l’episodio, l’arrivo inaspettato sull’isola del mago Ogion cambierà radicalmente la vita di Duny che, dopo aver ricevuto il suo nuovo nome, Ged, lascia l’isola nativa per seguire il maestro e apprendere la magia; tuttavia, la sua viva curiosità non si addice allo stile di insegnamento di Ogion e, pur avendo reciprocamente apprezzato il tempo trascorso insieme, Ged si recherà a studiare a Roke, sede dell’Accademia. I suoi rapporti con Ogion resteranno sempre privilegiati e profondi, essendoci un grande affetto e una grande stima tra i due, ma Ged è ambizioso, in modo estremamente positivo, vuole migliorarsi e confrontarsi con altri maghi, vuole mettersi alla prova e accede quindi alla prestigiosa quanto dura Accademia, dove si renderà conto dei poteri degli altri e per la prima volta proverà ad inserirsi in un contesto di pari. Il suo tallone d’Achille rimane l’orgoglio che lo spinge a mettersi nei guai sin da subito nella storia, e lo porta, sfidato da una ragazza, ad evocare quella che diventerà la sua spina nel fianco, l’Ombra che, metaforicamente e non, lo accompagnerà per tutto il suo percorso all’Accademia. La sua vita è votata alla ricerca di questo spettro da lui evocato, questo doppio malevolo tanto quanto Ged invece ha un cuore profondamente buono, sempre pronto ad aiutare agli altri e a mettersi a disposizione degli altri; questa sua ossessionante ricerca lo porterà al limite delle sue forze e lo spingerà ad andare nel mondo per scontrarsi definitivamente con essa. Il tema, quindi, della dualità è estremamente presente in questo primo romanzo di formazione, questo lungo viaggio ciclico che si conclude con la vittoria del bene sul male; ma il tema del doppio, della luce e dell’ombra in contrasto tra loro, è in realtà presente anche negli altri romanzi della saga.

Nel secondo romanzo, il mio preferito dell’intera serie, facciamo la conoscenza di una giovane ragazza, portata via dalla casa e dalla sua famiglia per vestire gli oscuri panni di una sacerdotessa di un culto particolare e nascosto; considerata la reincarnazione della prima sacerdotessa, di cui porterà anche il nome, Arha, spogliandosi così della propria individualità ed essenza per riempirsi dei ricordi della prima Arha, la ragazza cresce e viene istruita in questo mondo tutto declinato al femminile. La sua comunità infatti è del tutto isolata, non conosce altra realtà se non quella dell’obbedienza a questi Senza Nome; Lei è l’unica che può accedere a un fantomatico tesoro nascosto nell’oscurità: che cosa cela? Coraggiosa e tenace, Arha è sicuramente il personaggio che più ho amato leggere; sola, senza affetti reali, la ragazza cerca di porsi domande ma soprattutto – con un atteggiamento davvero maturo e interessante – si pone interrogativi filosofici, etici, morali e religiosi. Chi sono questi Senza Nome? A cosa servono, davvero, i rituali che devono ripetere incessantemente? Quando l’intrusione di un uomo nelle gallerie ( e chi è, se non il nostro Ged?), metterà Arha di fronte a nuove domande e realtà, lei dovrà decidere se riappropriarsi di se stessa o essere ancora uno strumento nelle mani degli altri. Sceglierà, ovviamente, la vita e le avventure con Sparviere, venuto ad Atuan proprio per cercare un potente manufatto: il loro rapporto è, ovviamente, complicato all’inizio in quanto Arha non ha mai visto né parlato con un uomo, e Ged la incuriosisce, la attrae, soprattutto per le cose che sa , o dice di sapere. All’improvviso, quella immobilità forzata, quella parvenza di sapienza, viene stracciata dall’immensità della vitalità che porta Ged, pur incatenato, sporco e recluso: i suoi occhi sono stanchi, è vero, ma dalla sua flebile voce traspare il ricordo di chi ha visto davvero il mondo e a questo fascino, a questo richiamo ancestrale, Arha non può resistere. Anche in questo volume, ambientato in un ambiente buio e claustrofobico, viene messa in scena una forma di dualità, una lotta incessante tra buio e luce, dove la luce è rappresentata dalla sete di conoscenza di Arha; Ged, allora, potrebbe essere letto come il faro che la guida, la tira fuori, e Arha rinasce, diviene Tenar.

Nel terzo volume, il mondo di Terramare è in grave pericolo: gli incantesimi sembrano non funzionare più e il giovane Arren insieme al nostro Ged vanno alla ricerca della causa; il viaggio che dovranno affrontare sarà terribile, perché li esporrà a pericoli inimmaginabili e soprattutto dovranno scendere nella terra dei morti. Il giovane Arren, però, è molto più di quanto egli stesso crede: è destinato ad incarnare l’ultima grande profezia e divenire il nuovo re di Terramare. Lo ritroveremo nel quarto volume, quando aiuterà Tenar e la bambina di cui si sta prendendo cura, la piccola Tehanu dal passato difficile i cui segni sono ben visibili sul suo viso, costrette a fuggire dalla malvagità di maghi ed umani. Nell’ultimo romanzo, infine, seguiamo il percorso di crescita e maturazione di Tehanu, un altro personaggio che ho amato molto, la sua liberazione dalle sue paure, nonostante le ferite profonde che le hanno marcato nel cuore e sul corpo, Tehanu si libera e finalmente si accetta per quello che è.

Tanti i personaggi e gli scenari che incontriamo in questo lungo ma incredibile viaggio: l’arcipelago di Terramare è diversificato per geografia, per lingua, per tradizioni e per cultura, e l’autrice cerca di farcene vedere il più possibile, sia nei romanzi principali, che nei racconti. Ci offre anche la possibilità di andare indietro nel tempo per darci anche un’idea del passato della sua terra e delle sue specie, così diverse tra loro e così complesse. I personaggi che ci offre sono multisfaccettati e alle prese con sfide personali: devono capire chi sono e chi vogliono diventare, accettare le loro debolezze e i loro punti di forza, liberarsi da metaforiche catene che li trattengono, vivere la loro emozionalità a tutto tondo.

Leggendo questa saga sono innegabili gli echi e le influenze che l’autrice ha avuto sul mondo della letteratura fantasy, dall’ambientazione, alla trama, alla scelta di una magia ben specifica, ai draghi: non a caso, la saga di Terramare è una pietra miliare del fantasy!

Poiché in questo consisteva la magia: conoscere il vero nome di ogni cosa. 

Nel mondo creato dall’autrice, la magia è conoscenza, e la conoscenza è una sorta di riscoperta e di ricordo della lingua della creazione, legata al mito e a un bagaglio ancestrale e primitivo fatto di parole; la magia è ad appannaggio degli uomini, i quali possono affinare le proprie tecniche e possono imparare gli incantesimi nelle Accademie, mentre alle donne è riservata una magia più blanda, definita da “fattucchiere”. La tematica di genere acquista sempre più importanza e spessore nella trama della storia: il lasso temporale intercorso tra la fine dei primi tre libri e la stesura dei successivi due, ha significato sicuramente un’apertura ulteriore dello sguardo dell’autrice su tematiche più contemporanee e per lei importanti, che ha inserito nella sua storia. Ne risulta un interesse per le tematiche della violenza di genere e per il ruolo della donna, incarnato da Tenar, ad esempio.

Lo stile dell’autrice è elegante, raffinato senza risultare pesante, offre descrizioni paesaggistiche, scene di azione, magia, e momenti intimi, descritti in modo magistrale: il lettore ha la sensazione di guardare un film che si svela sotto i propri occhi e ne rimane rapito e catturato. I personaggi restano nel cuore, dal momento che se ne segue la crescita in modo quasi capillare; l’aggiunta di tavole illustrate, di leggende, di storie, di spiegazioni da parte dell’autrice, rendono non solo la lettura interessante, ma il volume un’edizione di pregio.

L’autrice affronta tantissime tematiche nella sua opera: dalla dualità luce/ombra, alla ricerca del proprio posto nel mondo, al rapporto con gli altri, alla percezione di se stessi, all’amore, famiglia, amicizia e lealtà; ho trovato che sia molto presente anche la tematica del conflitto declinato nella forma di conflitto interiore. I personaggi sono alle prese con un percorso di crescita e i demoni che affrontano sono personali, quali l’orgoglio, il potere, la presunzione; ma, in fondo, nel loro cuore alberga il bene, per cui lottano e che trionfa su tutto.

Condividi:

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.