L’inverno sta arrivando

L’inverno sta arrivando

Buongiorno, lettori! Oggi vi parlo del romanzo L’inverno sta arrivando, scritto da Carolyne Larrington ed edito da Mondadori nella collana Oscar Fantastica, che ringrazio per l’invio della copia.

TRAMA

Il “Trono di spade” è un fenomeno planetario: che si tratti del ciclo di romanzi di George R.R. Martin, o della spettacolare serie tv che ne è derivata, ovunque – sui giornali, nei blog online, nelle conversazioni tra appassionati – fioriscono le discussioni. Perché Westeros non ha ancora visto una rivoluzione industriale? L’astronomia è in grado di spiegare le peculiarità climatiche del continente e i suoi imprevedibili solstizi? Ma soprattutto: a cosa si è ispirato l’autore per creare il suo universo, dal sapore inequivocabilmente “medievale”? All’ultima domanda risponde Carolyne Larrington, studiosa di antiche saghe, e questo libro è il risultato di ciò che succede quando i medievisti appassionati del “Trono di spade” si riuniscono, dibattendo su cosa abbiano in comune Westeros ed Essos con il mondo medievale storico, ma anche con il mondo assai più vivido e arcano dell’immaginario medievale. Carolyne Larrington ha cercato e raccolto i miti e le leggende che hanno acceso l’immaginazione di Martin, e qui li racconta, trascinando il lettore in un viaggio tra un Oriente esotico e oscuro e i boschi incantati delle saghe norrene, popolate di folletti, giganti, e, ovviamente, draghi. Dagli Estranei alla Donna Rossa, da Castel Granito al Mare dei Brividi, un’indispensabile guida alle fonti storiche che hanno ispirato la più grande creazione fantasy del ventunesimo secolo.

Orfana della serie tv, sul cui finale non mi esprimo per evitare spoiler, e orfana di romanzi, dal momento che l’autore ci sta facendo penare per il suo finale, questo libro ha avuto su di me l’effetto di un richiamo, e ho sentito la necessità di sfogliarlo e di tornare a casa, affondando denti e parole in quel mondo così unico che mi ha rapita dalla prima riga. E il desiderio non è stato disatteso perché l’immersione nel Mondo Conosciuto è stata approfondita e decisamente proficua. L’autrice è docente di letteratura inglese ad Oxford ed è un’esperta di antiche saghe, tra cui il ciclo arguiranno (che, guarda caso, è uno dei miei preferiti); la sua esperienza traspare da ogni singolo contenuto proposto, dalla scelta delle fonti citate e dell’iconografia che suggestiona il lettore.

Il libro prende in considerazione i romanzi di Martin sino a Una danza con i draghi e la serie tv fino alla quinta stagione; ci propone un viaggio fisico, sociale e politico all’interno del vasto e variegato Mondo Conosciuto. L’intento è subito chiarito dall’autrice:

Se volete, questo libro è ciò che succede quando i medievisti appassionati del Trono di Spade si riuniscono, discutendo su cosa abbiano in comune Westeros ed Essos con il mondo medievale storico, ma anche con il mondo assai più vivido e arcano dell’immaginario medievale: paralleli, reminiscenze, strutture e interpretazioni condivise.

A partire dal parallelismo tra Cersei, regina e regina-reggente, e altre sue colleghe più bellicose e volitive, l’autrice ci conduce attraverso il mondo creato da Martin che è sicuramente un universo fantasy (basti pensare alla presenza dei draghi) ma è anche un luogo terribilmente umano, dominato da una politica del potere e da lotte intestine per quello che è il trono. Una sedia, per giunta scomoda, che rappresenta però il riferimento, l’obiettivo di tutti i potenti: sedervisi e non alzarsi più, o quantomeno garantire che dopo vi si accomoderanno i propri eredi.

Nel Mondo Conosciuto, specialmente a Westeros, conta da che famiglia si nasce: se ella è nobile, allora lo si è di riflesso, di contro, se si nasce in una famiglia appartenente ad un ceto basso, certe prerogative saranno di sicuro precluse. Infatti, la mobilità sociale è quasi nulla a Westeros, fatte rare eccezioni, tra cui troviamo Lord Varys e Lord Baelish, entrambi non appartenenti per diritto di nascita alla nobiltà ma che sono riusciti, con ogni mezzo a loro disposizione, ad insinuarsi nella vita di corte, sino a rendersi indispensabili per chi conta ( o quasi). Alla famiglia, alla casata, si associa l’onore, virtù dal sapore cavalleresco e medioevale che sembra rivivere nelle pagine di Martin: sembra, perché non tutti i cavalieri possono vantarsi di essere persone piene di onore e perché in alcuni momenti la rivalsa e la vendetta, il controllo ed il predominio sugli altri paiono avere la meglio sul famigerato onore. I cavalieri esistono, proprio come nell’Alto Medioevo, e fanno sfoggio di maniere e doti fisiche nei tornei che tanto piacciono alle dame, cresciute con l’immaginario del cavaliere senza macchia che si sacrifica per un bene comune. Molte di queste dame, sia nella serie, sia nei libri, dovranno fare bruscamente i conti con una realtà molto meno rosea e decisamente più malvagia. Nell’Essos, più che il nome o il retaggio famigliare, ha un grande peso il sangue, un’appartenenza ben più radicata e forte che però non impedisce agli uomini di avere un senso dell’onore decisamente personale.

Pur essendo un mondo relativamente tranquillo all’inizio del romanzo, molti dei protagonisti che danno la voce ai vari punti di vista della narrazione, hanno vissuto la guerra, uno spettro che incombe ancora sul Mondo Conosciuto. Da dove arriverà? Da quegli Estranei marginali e quasi ridicoli agli occhi di chi abita la capitale? Dalle lotte intestine per la corona? Dalla madre dei Draghi, ammesso che riesca ad attraversare il Mare Stretto? Quello che sembra più contingente sembra essere il pericolo intercorso alla morte di Robert con le pretese dinastiche dei suoi fratelli, Renly e Stannis; il resto, come si suol dire, può attendere. Come ci ricorda l’autrice, le lotte dinastiche e fratricide sono cosa nota alla storia del Medio Evo europeo così come la gran parte degli archetipi utilizzati da Martin, se proprio volessimo inquadrare Westeros in una cornice storica di riferimento. Per quanto riguarda Essos, invece, più ci si allontana e più le usanze e i costumi diventano, per così dire, esotici, sino a richiamare alla mente echi di quell’Oriente favoleggiante e lontano. Partendo dalla Dorne che ricorda la Spagna moresca, fino alle terre selvagge dei Dothraki che attingono dall’impero mongolo diverse sfumature, compiamo un giro del mondo intero per scoprire quelle strutture che possono aver influenzato la creazione di Martin. Certo è che gli va riconosciuto il merito di aver attinto e poi plasmato in una forma nuova e originale da diversi punti della storia: da Roma antica, ai Carnevali veneziani, dalle Banche fiorentine, alle leggende islandesi, riferimenti e suggestioni del nostro mondo reale si possono ritrovare nelle pagine dell’autore. Così come accade per la fede, per la religione, per la spiritualità e per tanti altri concetti e valori: interessante notare come talvolta il nostro mondo sia stato ben più crudele del già terribile mondo di Martin.

Tra creature fatte di sangue e di ghiaccio, l’autrice stimola riflessioni e curiosità, e lo fa con una prosa scorrevole seppure largamente dettagliata e puntualmente precisata dalle fonti che cita. Dai romanzi cavallereschi di Malory e di Chrètien de Troyes, da ” I racconti di Canterbury” di Chaucer al Beowulf, dalla Storia segreta dei mongoli alla Canzone di Orlando, non manca di coinvolgere il lettore; e, anche se, da fan della serie alcuni passaggi possono risultarci più chiari o già chiariti e risolti, l’esperienza di lettura è stata arricchente e piacevole. Ho ritrovato osservazioni e influenze che sicuramente erano già nell’aria ma sono state qui trattate con una competenza e un approfondimento notevoli da parte dell’autrice. Una lettura che consiglio a tutti gli amanti dei libri e dell’incredibile universo creato da Martin, con la speranza che i capitoli conclusivi vedano presto la luce!

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