Review Tour: Sei di corvi

Review Tour: Sei di corvi

Buongiorno lettori! Oggi il blog ospita la tappa del Review Tour dedicato a “Sei di corvi“, primo volume della dilogia fantasy, scritta da Leigh Bardugo ed edita da Mondadori, che ringrazio per la possibilità di leggerlo in anteprima.

TRAMA

A Ketterdam, vivace centro di scambi commerciali internazionali, non c’è niente che non possa essere comprato e nessuno lo sa meglio di Kaz Brekker, cresciuto nei vicoli bui e dannati del Barile, la zona più malfamata della città, un ricettacolo di sporcizia, vizi e violenza. Kaz, detto anche Manisporche, è un ladro spietato, bugiardo e senza un grammo di coscienza che si muove con disinvoltura tra bische clandestine, traffici illeciti e bordelli, con indosso gli immancabili guanti di pelle nera e un bastone decorato con una testa di corvo. Uno che, nonostante la giovane età, tutti hanno imparato a temere e rispettare.

Ketterdam è il palcoscenico su cui Kaz Brekker si esibisce ogni giorno della sua vita, incantando con la sua abilità di ladro, con la sua arguzia sempre un passo avanti rispetto agli altri, con la sua mente fredda e le sue mani guantate, pronte ad un nuovo numero di magia. Ma chi si nasconde dietro la maschera di Manisporche- Kaz? Chi lo conosce, lo rispetta, e chi non lo conosce, lo teme; non punta a farsi amici ma alleati, il suo dono è il commercio di informazioni, moneta preziosa e inesauribile, che fa di lui un personaggio da cui proteggersi. Ha 17 anni ma non li dimostra affatto: nel suo sguardo alberga il peso di una vita ammantata, come lui, di mistero; abilmente, sceglie di aderire alla leggenda che vanno raccontando su di lui, per sviare dalla verità, custodita gelosamente. Il suo mito è avallato dai guanti, dal bastone, dal fatto che nessuno sappia di lui più di quanto egli stesso ami rivelare, e dalla sua condotta, opinabile in quanto a moralità; afferma di essere figlio del Barile, la zona più infida e malfamata della città di Rotterdam, ed è diventato vicecomandante di una delle bande criminali della stessa, gli Scarti. Leader indiscusso della banda, non è solito condividere con gli altri progetti e piani, un atteggiamento questo che lo rende un personaggio solitario, guardato dagli altri con un misto di invidia, ammirazione, paura. Sprezzante dell’autorità, serve solo una “musa“, che risponde al nome di avidità: dove fiuta un affare, una possibilità, ci si lancia a capofitto. Ma, come tutti, ha un passato, un origine: chi è davvero Kaz?

Come ha fatto un ragazzino, da solo, ad affiliarsi ad una banda che sembrava spacciata e destinata a soccombere alle altre, e a trasformarla in una delle più potenti in circolazione? Gli Scarti si sono guadagnati, grazie a Kaz, il dominio sugli affari di Quinto Porto e il controllo del Club dei Corvi, rinomata bisca cittadine; questo, ovviamente, ha ingenerato invidie nelle altre bande che hanno provato in tutti i modi a carpire i segreti degli Scarti, anticiparne le mosse, e, soprattutto, eliminarli.

Il romanzo si apre proprio su una scena rocambolesca che mette in luce il sangue freddo di Kaz: quando un incontro con la storica banda rivale rischia di rivelarsi l’imboscata che è , l’autrice ci fa vedere di che pasta è fatto Kaz, il quale anticipa, prevede mosse, muove pedine sulla sua scacchiera, manipola. Quando, un mercante di Rotterdam farà a Kaz un’offerta incredibile, il ragazzo non sa ancora che, accettandola, la sua vita sta per cambiare del tutto. Insieme ad un piccolo gruppo, i “sei” che danno il titolo al romanzo, partirà verso quella che è considerata una missione praticamente impossibile e che prevede una serie di ostacoli, insidie e rischi difficili da controllare. Ognuno dei sei componenti ha un proprio scopo privato per rischiare la vita e puntare al sostanzioso premio finale; chi lo fa per cambiare vita, chi per poter sanare un vecchio debito, chi per riscattarsi e chi perché crede davvero in ciò che stanno facendo. In un mondo popolato dai Grisha, dotati di poteri e capaci di manipolare la materia, qualcuno sta mettendo a punto una variabile pericolosa della jurda, sostanza stimolante che tutti masticano: la jurda parem, capace di amplificare i poteri dei Grisha, anche se finisce per annichilirli e ucciderli. La droga, infatti, ne aumenta pericolosamente le capacità ma li rende dipendenti; le implicazioni economiche della messa sul mercato di tale sostanza sarebbero importanti, e colui che detiene il controllo della produzione della stessa diverrebbe, ovviamente, ricchissimo. Chiamati ad impedire che ciò avvenga, dietro lauto compenso, il gruppo parte alla volta di Fjerda, la zona più conservatrice ed estremista del mondo in cui vivono.

Il lettore farà così la conoscenza di Matthias, Nina, Jesper, Wylan, e assisterà ad un’impresa epica ed incredibile, in cui, tutti dovranno fare i conti col fatto che c’e’ sempre qualcosa da perdere …

Il punto di forza di questa storia, oltre ovviamente alla trama originale e piena di colpi di scena, e’ senza dubbio la caratterizzazione attenta e approfondita dei personaggi: l’autrice utilizza una narrazione in terza persona declinata nei vari punti di vista dei “Sei” (eccezion fatta, per Wylan) e questo le permette di indagare, di aprire spiragli nelle storie passate di ognuno di loro, scoprirli pagina dopo pagina. Ognuno ha le sue peculiarita’ che li rendono subito riconoscibili ed individuabili; ci si affeziona a loro, li si aspetta sulla scena e si prova a prevederne le mosse ( riuscendoci poco per la verità); al tempo stesso, si empatizza con loro, e, in alcuni punti del romanzo, ci si emoziona. Le storie di questi ragazzi, tutti giovanissimi ma già temprati dalla cattiveria della vita, sono diverse tra loro ma tutte accomunate da un processo di crescita che ha dovuto velocizzarsi per adeguarsi alla brutalità dell’esistenza. Tramite i loro occhi, tramite le loro ferite, l’autrice riesce ad introdurre una varietà di tematiche importanti e trattate sempre con il giusto approfondimento: l’angoscia di essere rimasti soli, l’inadeguatezza, la paura di sentirsi diverso, aggrapparsi a un’ideale forte per non rimanere senza alcuno scopo nella vita, le fragilità, le paure così umane da riuscire ad arrivare a tutti. E la penna dell’autrice sempre pronta ad adattarsi alla sua narrazione, alla potenza del messaggio che vuole darci, riuscendo a descrivere egregiamente sia scene di battaglia, sia momenti di grande intimità.

Mi ha portata, capitolo dopo capitolo, a farmi un’idea ben precisa di Inej, Kaz, Jesper, Nina, Matthias e Wylan. Se i primi capitoli mi hanno evocato un iniziale senso di disorientamento, dopo , la storia mi ha totalmente rapita. Pur svelando poco, di volta in volta, racconta il giusto: le parole sono calibrate ad hoc, per essere rivelatrici di pezzi della storia che trovano il loro posto. Ogni personaggio ha una sua voce, una sua identità, che l’autrice costruisce e preserva, pur raccontando le varie vicissitudini personali ma anche inerenti al colpo che devono compiere. Inej con la sua forza di volontà, con la determinazione ad avere una vita migliore, con il suo cuore palpitante di sentimenti; Nina, con la sua dolcezza, l’attitudine a prendersi cura degli altri, la sua fragilità ma anche con la sua forza; Matthias, druskelle cacciatore di streghe, con la sua evoluzione incredibile, la sua complessità e la sua integrità; Wylan, che ancora tanto ha da dare alla storia; Jesper, con la sua maschera da superficiale ma con un animo buono, con il suo essere teso tra ciò che sente di dover essere e ciò che è … e Kaz, demone tra i demoni.
Una cosa che apprezzo sempre molto nei romanzi e’ il dialogo, la capacita’ di scrivere scene che tengano non solo da un punto di vista descrittivo ma narrativo anche; qui, ho trovato pane per i miei denti. L’autrice ha creato personaggi credibili facilmente identificabili per modo di comportarsi e parlare: i dialoghi sono irriverenti, sagaci, sarcastici, sopra le righe. Li ho attesi, li ho assaporati, ho sorriso e mi sono emozionata: ogni scena era talmente ben congegnata da risultare credibile, quasi che Ketterdam e i suoi abitanti fossero reali.

Nel mondo della Bardugo ci si sporca le mani, sin da ragazzini, e, nonostante le cose che fanno questi fuorilegge possano sembrare fuori luogo per un gruppo di giovanissimi, l’autrice riesce a rendere il tutto interessante.

Per caso o per fortuna, Kaz che non crede al destino, agli Dei o ad altro che non sia se stesso, si imbarca in un qualcosa che se non è una famiglia, ci assomiglia molto. Non ha considerato che il viaggio, il rischio non calcolato, il pericolo, il percorso, uniranno i sei in modi per lui imprevedibili: ci saranno dubbi, domande, ipotesi, ma soprattutto fiducia reciproca da costruire e mantenere. E quel legame nato dalla condivisione di intenti diventera’ condivisione di storie e di vita, da cui sara’ difficile estraniarsi, dopo. Kaz stesso non aveva messo in conto quanto quell’atmosfera lo avrebbe cambiato, scrostato la sporcizia di Manisporche per rivangare quel passato doloroso, di solitudine disperazione e vendetta. Inattesi sono per lui i sentimenti: avvezzo a manipolare quelli altrui per i suoi scopi, accorgersi di averne ancora dentro di se’ e’ qualcosa di tremendo per lui. La vita è imprevedibile persino per uno come lui, e i trucchi più facili sono quelli che meno riescono.

Una storia fatta di storie, in un mondo cupo e violento, dove il crimine sembra essere l’unica alternativa possibile per chi vive ai margini, dove c’è odio e intolleranza per i diversi (i Grisha) che fanno paura, dove chi è ricco può permettersi di sognare e chi non lo è, deve trovare qualcosa per vivere, qualcosa con cui campare. Una città dura, che ricorda i tratti di una nostra Amsterdam per conformazione geografica, atmosfere e per lingua parlata, in cui il confine tra legale ed illegale è molto sottile, quasi evanescente.

La magia è presente nel mondo della Bardugo: viene definita come una sorta di “piccola scienza“, manipolazione della materia; i Grisha si dividono in tre grandi categorie sulla base delle loro abilità, Corporali, Etherealki e Materialki. I Grisha sono spesso costretti a nascondersi, e quando invece non lo fanno, sono guardati con disprezzo e paura: il tema della diversità è molto presente nel testo. I nostri personaggi impareranno a fare i conti con la loro percezione dei Grisha, e in generale con l’accettazione dei propri limiti.

Siamo tutti il mostro di qualcun altro.

Il mondo che ha creato l’autrice è complesso e stratificato, composto da diversi paesi unici per cultura e per religione, per lingua e tradizioni; è un mondo spregiudicato, ma questo non ha comunque spento la voglia di rivalsa, di speranza e soprattutto la voglia di provare sentimenti di umanità e di amore. Ho apprezzato il modo in cui l’autrice ha inserito l’aspetto sentimentale coniugandolo sia con le origini dei vari personaggi, i loro contesti di vita e il loro attuale mondo, sia con i loro caratteri e con i loro sogni. Si dovranno confrontare con i loro innamoramenti, con i loro desideri nonostante le battaglie, con i loro sogni, nonostante il male del mondo. Cosa sono disposti a sacrificare per amore? Declinato in tante forme, sarà proprio l’amore ad essere determinante, al punto da portare qualcuno di loro a chiedersi se sia una forza oppure una debolezza …

Sono stato fatto per proteggerti. Solo la morte potra’ esimermi da questo giuramento.

Lo stile dell’autrice è descrittivo senza risultare pesante: il lettore riesce ad immaginare ogni canale, ogni interazione, ogni dialogo e ad emozionarsi. Il finale decisamente pieno di rivelazioni inaspettate ed emotivamente coinvolgenti, lascia il lettore con una grande voglia di leggere ancora e di scoprire cosa succede.

Nessun rimpanto. Nessun funerale

Vi invito a seguire tutte le tappe del Review Tour e del Blog Tour!

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