Destini intrecciati

Destini intrecciati

Buongiorno lettori! Oggi vi parlo di un romanzo scritto da Anna Rivolta ed edito dalla casa editrice Bookabook, che ringrazio per l’invio della copia cartacea.

TRAMA

Un diario abbandonato su un aereo è il muto grido d’aiuto di Martina, impotente testimone di un omicidio del quale scopre gli inquietanti retroscena attraverso intuizioni a fior di pelle a cui la polizia non crederebbe mai.
Il destino, però, ha un piano anche per lei dopo tante delusioni. A trovare il diario è Leonardo, neuropsichiatra studioso di esperienze extracorporee, brillante sul lavoro ma alla deriva nella vita privata. Entrambi vorrebbero mettere ordine nella confusione della loro esistenza. Nell’intreccio delle loro strade scopriranno che le risposte razionali a volte non bastano, perché l’unica risposta possibile è l’amore, in tutte le sue forme.

Due vite che si intrecciano, due percorsi differenti che il caso unisce e fa incontrare, per apportare alle vite dei singoli, cambiamenti sostanziali.

Il filo rosso che accomuna le due storie è rappresentato da un argomento assolutamente interessante e pieno di spunti di riflessione personale e metodologica: l’esistenza di una coscienza oltre la mente, di un piano emozionale o astrale che prescinda da una coscienza consapevole e che sia al tempo stesso non eccessivamente legato alla fede. Una spiritualità più pura e autentica, avulsa da dogmi religiosi restrittivi, ed esistente nella sua forma più antica di connessione con il Tutto. Un divino che trascende la divinità, per riversarsi nella vita di tutti coloro che sanno accoglierlo ed ascoltarlo.

Leonardo e Martina sono i protagonisti del romanzo: all’apparenza diversissimi tra loro, in realtà hanno tanti punti in comune, cosa che li porterà a trovarsi, accettarsi e completarsi in modi che nemmeno loro credevano possibili. Leonardo è un neuropsichiatra che studia le esperienze extra- corporee legate agli stati pre-morte, alle uscite astrali e ai risvegli dal coma; lavora ed opera a Pisa dove è considerato un brillante medico e un latin lover provetto. Non fa mistero della propria bellezza che diventa per lui un vanto: ha un atteggiamento narcisistico nei confronti della vita che affronta in modo famelico. Divora relazioni sessuali, non si sottrae alle attenzioni dell’altro sesso ed ha una relazione tumultuosa con la bellissima Sofia: il loro rapporto è malato e disturbato, incentrato su un desiderio carnale e su una reciproca voglia di possesso dell’altro, manipolazione e soggiogamento tramite il corpo e il sesso. Litigano spesso, sono violenti tra loro, ma nel momento in cui si apre la storia, Leonardo è deciso, dopo l’ennesima discussione, a porre fine a questa relazione malata, non perché l’amore sia finito, ma per evitare ulteriori rappresaglie. In volo verso New York, verrà attratto dalle parole di un’agenda dimenticata e piano piano inizierà a desiderare la donna senza volto autrice di quelle parole, protagonista di un viaggio di meditazione intenso e sconvolgente, lontano anni luce dalla routine di Leonardo. Suo malgrado, sentirà una connessione profonda per la ragazza, le cui parole incistano nel suo animo, e lo motivano a cambiare, a volere di più. Ed è proprio con questo spirito che spedisce alla proprietaria questa agenda, questo quaderno di memorie e flusso di pensieri che lo attraggono come una calamita. L’iniziale interesse clinico per le esperienze contenute nelle pagine scritte dalla ragazza, si tramuta in una nuova fame per Leonardo, una fame di conoscenza autentica che non divori, ma scopra l’altro.

Parallelamente, conosciamo Martina, giovane e tenace insegnante, sia tramite i resoconti della sua agenda, sia tramite il suo racconto di un viaggio catartico in Amazzonia; attratta da ciò che è meditazione e spiritualità, Martina non disdegna comunque l’aspetto corporeo, vissuto però in modo rispettoso e celebrativo. In accordo con la filosofia di vita in cui crede, Martina è una giovane donna ferita dall’amore ma ancora alla sua ricerca, e soprattutto alla ricerca di risposte ad alcune sue esperienze. Infatti, sin da piccola, lei compie quelle che chiama “uscite astrali”, sconnesse dal corpo ma fortemente pregnanti dal punto di vista emotivo e psichico.

L’incontro tra i due è inevitabile e cambierà le loro vite per sempre: colpisce lo scatto in avanti che compie Leonardo, il quale trova nella ragazza quell’amore che forse cercava da sempre, in modo quasi mistico,  riconoscendo in Martina la metà di una mela perfetta, un amore voluto dal destino, dal canto suo, Martina trova in lui un compagno capace di ascoltarla e comprenderla senza riserve. La ragazza, infatti, ha assistito in una di queste esperienze, all’omicidio violento e malvagio di una sua giovane studentessa e non sa come affrontare la questione: non ha prove, non ha nulla, se non rabbia e dolore per ciò che è stato fatto alla sua alunna. Viola, la studentessa, è stata vittima della violenza più abietta e squallida, della perversione malata di un adulto che non riconosce in sé la malattia, ma anzi prova a reiterare l’atto. Insieme con Martina, il lettore sente tutta l’angoscia della ragazza, del suo essere impotente, del suo odio viscerale verso un carnefice intoccabile che deve, tuttavia, pagare.

Lo stile dell’autrice è curato ed approfondito, elegante nella prosa e capace di far entrare il lettore nella psicologia dei suoi personaggi; è innegabile uno studio ed un approfondimento notevole in merito alle tematiche trattate, in riferimento sia all’aspetto della meditazione, sia della questione neuropsichiatrica, entrambe trattate con dovizia di particolari che non appesantiscono ma incuriosiscono il lettore attento a questi argomenti. Mi sono trovata a volerne sapere di più, ad informarmi ulteriormente,e questo credo sia molto positivo in un romanzo. L’autrice tratta anche tematiche purtroppo attuali quali la violenza sessuale, la colpa vissuta dalle vittime e la paura di essere bullizzati per ciò che si è subito: mi ha colpito a tal riguardo il personaggio di Giada, compagna di classe della sfortunata Viola, e vittima anch’ella del mostro. Giada dirà a Martina, insegnante che stima ( e ce ne vorrebbero di insegnanti come lei, con la sua spiccata sensibilità), di aver paura a denunciare per le ripercussioni sociali del gesto e soprattutto perché le molestie l’hanno portata a dubitare di se stessa. Ecco la carogna della violenza, che mina e sbriciola le certezze, e il mostro dalla facciata fiduciosa. Una tematica che tocca sicuramente e che l’autrice ha saputo rendere bene su carta.

Ho apprezzato molto anche la parte scientifica in merito alle esperienze pre- morte, risveglio dal coma ed esperienze extra-corporee, in cui sembrerebbe esistere una coscienza che si slega dal corpo e dalla memoria, dalla funzionalità della neocorteccia, per espandersi, in uno spazio-tempo senza confini che sembra ricordare gli stati di coscienza ottenuti tramite meditazione e che sicuramente non sono ascrivibili alla dimensione onirica. Stimoli interessanti che mi hanno affascinata e che fanno riflettere su quanto ancora poco sappiamo sulla nostra mente; anche in questo caso, l’autrice ha mostrato chiarezza espositiva e competenza linguistica.

Martina, calamitata da quello sguardo, vorticò vertiginosamente  in uno spazio “non spazio”, senza tempo, un viaggio a ritroso: il corpo trattenuto, immoto, sulla terra  di un’aldeias indigena, il suo Essere oltre la percezione sensibile, oltre i confini del tempo, nella dimensione dello Spirito. 

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