La corte di nebbia e furia

La corte di nebbia e furia

Buongiorno lettori! Oggi vi parlo del romanzo LA CORTE DI NEBBIA E FURIA, secondo volume della trilogia urban fantasy nata dalla penna geniale di Sarah J. Maas ed edito da Mondadori.

TRAMA

“Una piccola parte di me bisbigliava che potevo sopravvivere ad Amarantha; potevo sopravvivere alla transizione in quel nuovo corpo estraneo… Ma non ero sicura di poter sopravvivere a quella cavità vuota e fredda nel mio petto. Persino durante i periodi più bui, quella parte di me era stata piena di colore, di luce. Forse diventare una Fae l’aveva distrutta. Forse Amarantha l’aveva distrutta. O forse l’avevo distrutta io, quando avevo ficcato i pugnali nei cuori di due innocenti e il loro sangue mi aveva scaldato le mani.” Dopo essersi sottratta al giogo di Amarantha e averla sconfitta, Feyre può finalmente ritornare alla Corte di Primavera. Per riuscirci, però, ha dovuto pagare un prezzo altissimo. Il dolore, il senso di colpa e la rabbia per le azioni terribili che è stata costretta a commettere per liberare se stessa e Tamlin, e salvare il suo popolo, infatti, la stanno mangiando viva, pezzetto dopo pezzetto. E forse nemmeno l’eternità appena conquistata sarà lunga a sufficienza per ricomporla. Qualcosa in lei si è incrinato in modo irreversibile, tanto che ormai non si riconosce più. Non si sente più la stessa Feyre che, un anno prima, aveva fatto il suo ingresso nella Corte di Primavera. E forse non è nemmeno più la stessa Feyre di cui si è innamorato Tamlin. Tanto che l’arrivo improvviso e molto teatrale di Rhysand alla corte per reclamare la soddisfazione del loro patto – secondo il quale Feyre dovrà passare con lui una settimana al mese nella misteriosa Corte della Notte, luogo di montagne e oscurità, stelle e morte – è per lei quasi un sollievo.

Ma mentre Feyre cerca di barcamenarsi nel fitto intrico di strategie politiche, potere e passioni contrastanti, un male ancora più pericoloso di quello appena sconfitto incombe su Prythian. E forse la chiave per fermarlo potrebbe essere proprio lei, a patto che riesca a sfruttare a pieno i poteri che ha ricevuto in dono quando è stata trasformata in una creatura immortale, a guarire la sua anima ferita e a decidere così che direzione dare al proprio futuro e a quello di un mondo spaccato in due.

 

La capacità della Maas di raccontare, usando la prima persona, una storia che abbraccia sette corti, un mondo sull’orlo di una guerra, creature fatate, misteri e segreti, mantenendo una tensione narrativa altissima e un’introspezione precisa e coerente, è incredibile.

Ritroviamo infatti Feyre dove l’abbiamo lasciata al termine del primo romanzo, ma è una giovane Fae in bilico quella che incontriamo. Distrutta, devastata, logorata dalle scelte che ha dovuto fare, Feyre ha sempre avuto l’indole da guerriera ma non è mai stata un’assassina e seppure ha compiuto dei crimini per salvare i mortali, Tamlin e la sua corte, non riesce a vedere in quel gesto altro se non l’orrore dell’atto in sé. Un orrore lacerante. E’ morta, ha ucciso, è stata torturata: non esiste un frammento di quella che era che sia ancora al suo posto. Non si riconosce piu’, e si lascia pericolosamente andare ad uno stato di profonda prostrazione e desolazione.

La cresciuta e l’evoluzione personale, psicologica, da “Fae” che l’autrice ha pensato per lei è meravigliosa e coinvolge letteralmente il lettore che empatizza con lei pagina dopo pagina, sensazione dopo sensazione.

Capivo Feyre, apprezzavo Feyre, soffrivo con lei e con lei comprendevo le dinamiche interiori che lei stessa stava imparando a conoscere. Spaventata, soffocata dagli incubi di Amarantha, viene tenuta segregata dal suo amore: Tamlin – oh mio Tamlin che tanto mi avevi convinto nel primo romanzo – dal canto suo, prova come può a proteggerla, sbagliando su tutta la linea, contribuendo a spegnere l’entusiasmo tipico della ragazza.

Sarà solo con Rhysand, grazie all’estrema libertà che il Signore Supremo della Corte della Notte le offre, che Feyre inizierà lentamente a guarire, a riprendersi, sia fisicamente che mentalmente. Se non bastasse a convincere il lettore l’emozionante crescita  e maturazione di Feyre, l’autrice aggiunge e dosa con maestria una serie di colpi di scena, di indizi, di suggestioni, di domande, che ci tengono con il fiato sospeso.

Chi è diventata Feyre dopo il Regno sotto la Montagna? che ruolo potrebbe avere nel nuovo mondo che si sta delineando?

Arma o pedina? 

Ma soprattutto, quando si riprenderà dal letargico torpore di colpa e incubo a cui si lascia andare, Feyre sarà disposta a diventare ciò che gli altri vogliono da lei?

Una nuova guerra è alle porte e sappiamo bene come reagisce la nostra eroina quando coloro che ama sono minacciati. E la lista in questo secondo romanzo si allunga, si infittisce: finalmente Feyre trova un luogo in cui sentirsi a casa, trova amici e una famiglia vera.

Le descrizioni dei luoghi che insieme a Rhys visita sono talmente particolareggiate e rese tridimensionali dalla sempre presenta nota di sottofondo emotiva tipica dell’autrice, da darci l’impressione di essere con lei, tra le ali e le ombre oscure del bellissimo Rhys ( o ce lo fa desiderare ardentemente).

Se nel primo romanzo abbiamo avuto un assaggio della complessa stratificazione psicologica di Rhysand, qui degustiamo un piatto principale a cinque stelle: la storia del suo passato, i pezzi del puzzle della sua personalità, svelare le motivazioni che hanno motivato i suoi gesti … conoscere la famiglia che si è scelto, comprendere il sacrificio a cui si è votato … ogni singola riga mi ha fatto amare questo personaggio maschile. 

E come sempre la Maas non si limita ai protagonisti principali! Anche in questo secondo volume la rosa di comprimari che ci presenta è notevole: Azriel, Cassian, Mor, Amren. Valorosi guerrieri, spietati condottieri, amici leali, ognuno con le proprie terribili cicatrici. Impareremo a conoscerli ed amarli.

Amore, protezione, lealta’ e famiglia: sono questi gli elementi cardine di questa storia.

Quando ci si lascia sfiorare dal mondo creato dalla Maas, non se ne ha mai abbastanza. Il desiderio di restare con questi personaggi talmente “vividi” che sembrano fatti di carne anziche’ di inchiostro, rende impossibile sospendere la lettura… salvo poi pentirsi per la voracita’ della stessa!

Vorrei sapere di avere davanti a me ancora una serie infinita di questi libri, conoscere ogni dettaglio delle Corti.

Soprattutto considerando il finale al cardiopalma che ci “regala” l’autrice: col cuore spezzato ma pieno di emozioni, ho voltato l’ultima pagina.

La Maas ha un’incredibile fantasia ma credo che l’elemento che piu’ apprezzo in lei sia la capacita’ di coinvolgermi totalmente dal punto di vista emozionale.

Sottolineo un messaggio secondo me importante,che si puo’ cogliere tra le righe del romanzo, e che travalica il genere Fantasy: un amore vero e’ quello che lascia i partner liberi di scegliere cosa essere, liberi di cadere, di decidere quando e quanto esporsi nel mondo. E’ condivisione di intenti e non imposizione. Non e’ potere ma scambio, e’ amore di se stessi, rispetto per la propria individualita’ e progettualita’.

Non e’ limitazione, non e’ gabbia ma.. e’ ali. 

 

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