Review Tour: Nevernight I. Mai dimenticare

Review Tour: Nevernight I. Mai dimenticare

Buongiorno lettori! Finalmente, oggi, esce la trilogia scritta dal geniale e visionario Jay Kristoff ed edita Mondadori. I tre volumi sono tutti disponibili, in contemporanea, e si intitolano, rispettivamente: Mai dimenticare – I grandi giochi – Alba oscura.

Parte oggi il Review Tour che vi porterà a scoprire questa trilogia bellissima. Ringrazio la Casa Editrice  Mondadori per avermi dato la possibilità di leggere in anteprima i volumi.

Preparatevi ad un viaggio intrigante e affascinante, orchestrato a dovere dalla penna sagace dell’autore.

TRAMA

In un mondo illuminato da tre soli che non tramontano mai, la giovane Mia Corvere approda alla Chiesa Rossa, una sorta di “Hogwarts dei sicari”. Vuole diventare un’assassina per vendicare la sua famiglia. Riuscirà ad entrare nell’esclusiva accademia?

 

Nella Repubblica di Itreya sorge la città di Godsgrave: città di ponti ed ossa, dall’architettura notevole, stratificata geograficamente e socialmente, divisa seppure unificata sotto l’apparentemente comune bandiera della repubblica. E proprio per questa repubblica  che i nobili consoli e tribuni lottano, scacciando intrighi di potere e tentativi di destituire la democrazia a favore di un ritorno alla monarchia, scovando minacce nell’ombra e uccidendo i sobillatori.

La piccola Mia Corvere, figlia di un traditore, perde nell’arco di un cambio (un giorno) la sua familia: a soli dieci anni, sembrerebbe essere spacciata, destinata morire ed è solo per caso che riesce a salvarsi.  Qualcosa, la segue. Qualcosa, la salva. Ma sarà davvero così?

Addestrata da Mercurio, enigmatico Shahiid, maestro, che la inizia anche al culto del sigaretto ai chiodi di garofano, per sei lunghi anni, Mia si prepara per essere pronta, degna di giungere alla Chiesa Rossa e divenire una Lama, assassina tra gli assassini.

Il percorso di Mia è tortuoso,  dal punto di vista fisico ma anche per le implicazioni emotive, psicologiche e morali che porta con sé. Sarà disposta a perdersi tra lezioni e maestri che mettono a repentaglio quotidianamente la loro vita senza alcun coinvolgimento? Sarà disposta a sacrificare se stessa, la parte più intima e profonda di sé, per servire? Obbedire senza chiedere. Eseguire senza esitare. Cose che richiedono sangue freddo, una grande e attenta consapevolezza di se stessi, e tanto altro.

Accompagnata dal gatto che non è un gatto, Mia intraprende un viaggio che è già destino, alla ricerca di se stessa nel ricordo di quelle emozioni primordiali che la definiscono e la motivano.

Geniale, sagace, irriverente, rocambolesco: questi alcuni degli aggettivi che balzavano alla mia mente mentre leggevo questo romanzo, che ho divorato con tensione crescente e qualche attimo di commozione. La penna di Kristoff è ironica, arguta, precisa come una lama: il personaggio che la sua fantasia ha creato è qualcosa di incredibile. Mia Corvere è una protagonista femminile notevole, dalla caratterizzazione intensa ed approfondita, multisfaccettata e tremendamente umana. Coraggiosa, leale, ostinata, divertente: Mia deve far fronte a un cambiamento di vita talmente drastico da sembrare insormontabile; invece lei si adatta, abbraccia la sua nuova realtà senza battere ciglio e si dedica anima e corpo alla sacra vendetta. Tuttavia, è proprio la sua capacità empatica a colpire, soprattutto il modo in cui l’autore lascia emergere la parte buona di Mia: nelle situazioni limite, nei momenti clou in cui sarebbe facile perdersi, smarrirsi, distruggersi, Mia trae forza da quelle che apparentemente potrebbero essere indicate come debolezze. Pur in un mondo di assassini, Mia non perde la sua bussola morale, o almeno ci prova.

La parte centrale del romanzo, dedicata alla Chiesa Rossa, alla formazione delle Mani e delle Lame della Madre Niah, mi ha molto colpita, sia per l’ambientazione, sia per l’approfondimento psicologico dei protagonisti: in questi mesi, Mia conoscerà diversi suoi coetanei con i quali sarà ovviamente in competizione e, abituata alla solitudine di Godsgrave, dovrà anche imparare una serie di regole sociali, di interazione tra pari, in un mondo comunque che fa dell’assenza di regole morali il suo vanto.

La magia è un elemento presente nel romanzo, coerentemente con il genere a cui appartiene, ma non è vincolata né al nome, né al sangue, quanto piuttosto concepita come un dono che la Madre concede su basi non ancora ben chiarite.

“Non tutto ciò che è morto, muore davvero … la Madre tiene solo ciò che le serve”.

Nell’ottica di un Culto che fa del servire la sua colonna portante, sembrerebbe che i discepoli siano strumenti nelle mani di una divinità chiamata Madre, Niah, Madre Nera, signora dell’omicidio benedetto, che concede il proprio favore, e marchia, così come sembrerebbe essere marchiata dalla tenebre la stessa Mia. La questione della fede nel romanzo è molto presente: Mia è stata cresciuta nella dottrina della Luce di Aa, pregando quella divinità intoccabile che nulla ha fatto per proteggerla o salvare i suoi cari. Decide quindi di “convertirsi”, se vogliamo, al suo opposto, guidata da Mercurio e diventa agli occhi dello status quo un’eretica, discepola ed accolita della Madre Nera nel nome della quale commette crimini. In realtà, Mia si pone diversi interrogativi interessanti in fatto di credenza, fede e religione: accetta il percorso della Chiesa Rossa, ma non sa se crede davvero all’esistenza di un divino. Lei, che è toccata dalla tenebre, ma che si è dovuta in un certo senso salvare e reinventare da sola.

Ma chi è davvero? Cosa vuol dire essere una tenebris?
Come sempre, quando si usa l’elemento magico, c’è un prezzo da pagare, un sacrificio da compiere: quale sarà chiamata ad espletare la nostra Mia?
Domande su domande, sulla sua identità, sul suo passato: troverà chi l’aiuterà a decifrare l’enigma che è la sua stessa ombra?

Attingendo da mondi fantastici e da civiltà reali, l’autore costruisce un universo interessante, coerente e coeso, dotato di una propria struttura sociale, politica e amministrativa ben definite; da amante del mondo Romano non posso non apprezzare i riferimenti linguistici alla lingua latina (mea domina, luminatii, obscuratii), alle consuetudini, agli usi e costumi e alla società della Roma Imperiale (consoli, tribuni). Ma l’autore non si ferma alla Roma antica, e prende in prestito le calli Veneziane e le sue maschere (Carnivalè), la brutalità dell’Inquisizione spagnola e i nomi dei reali (Re Francisco I), i culti egizi e pagani, mescolandoli ad elementi innovativi che rendono il testo qualcosa di originale e inedito. Vi sembrerà di ritrovare tra le pagine di questo primo volume, echi di altre storie, arricchiti, sviluppati, rimaneggiati ad arte dall’autore, plasmati per dare vita a una storia incredibile dove nulla è come sembra. Continui sono gli spunti di riflessione che l’autore ci propone, indagando, attraverso Mia e le sue relazioni, il nostro rapporto con la morale, con la famiglia, con quei valori fondamentali per l’uomo.
Il risultato della bravura dell’autore è qualcosa di incredibile: neologismi (ad esempio: necrosso, verobuio, soliluce), mondo visionario, trama senza esclusione di colpi e personaggi in costante evoluzione, costretti ad affrontare le oscurità più nere del proprio animo, colpi di scena, tradimenti e sentimento, pathos, passione in ogni sua forma. La scrittura dell’autore è piena, matura, consapevole, magnetica: lascia con sapienza dei buchi nella narrazione, che verranno spiegati sicuramente nei prossimi volumi, e usa due piani temporali per permetterci di comprendere come Mia sia arrivata ad essere ciò che è. O quantomeno, ci fa iniziare a comprendere chi è Mia:

“Pensate di conoscerla affatto? Non ancora, piccoli mortali. Nemmeno della metà. Ma dopotutto questo racconto è solo uno di tre. Nascita, vita e morte.”

Morte dunque come cardine dell’essere, che non può prescindere da essa; morte come inizio, come fine, come preghiera e tributo che vanno pagati con il sangue. Sangue di assassino morto assassinato, sangue come cammino che collega i mondi, sangue come vincolo di alleanza, di segretezza, di affiliazione.

“Quando tutto è sangue, il sangue è tutto”

Sangue come famiglia da vendicare, come unico legame, come passaggio di consegne, come testimonianza di esistenza.

Una girandola di emozioni, di azione, di curiosità, spinge il lettore a non fermarsi, a voltare pagina con quella suspence mista a timore che l’autore riesce a instillare: cosa succederà? Ci prepara all’inevitabile, ci rimprovera per le speranze illusorie, ci ricorda il mondo terribile di Itreya e quello speculare degli assassini. Di sicuro, non ci lascia acciambellati nel caldo calore della certezza, ma rimescola le carte ad ogni mano, ad ogni capitolo.

L’autore parla direttamente al lettore, coinvolgendolo sin dal prologo, e si aiuta per mezzo di note talvolta esplicative di frammenti di storia e cultura, talvolta con battute sagaci per distrarre il lettore, per solleticare la sua risata. Ma la sua è un’ironia pungente, certe volte grottesca, che ci fa sorridere del dramma umano e serve qualche volta per riportare la giusta separazione tra finzione e verità, e permetterci di dormire sonni tranquilli. Almeno noi. Almeno, fuori dalle sue pagine, potremo stare sicuri di chiudere gli occhi serenamente senza annusare nell’aria sentore di chiodi di garofano, senza notare ombre più scure, senza Mia Corvere in agguato nell’ombra, eroina tra le antieroine.

‘Bisso e sangue: se amate i dark fantasy, non potete assolutamente perderlo!

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