Alika

Alika

Buongiorno lettori e buon inizio di settimana! Oggi vi parlo di un romanzo fantasy scritto a due mani da Sara Segantin e Silvia Poli, edito da Fanucci Editore che ringrazio per l’invio della copia cartacea.

Siete pronti ad avventurarvi nel magico mondo di Alika popolato da elfi, draghi, naiadi, fate, mutaforma, incantesimi e segreti? Se amate i viaggi e le atmosfere misteriose, questo romanzo fa per voi!

 

TRAMA

Nel piccolo continente di Alika, popolato da umani, ninfe, draghi, mutaforma e altre creature fantastiche, tra guerre civili e maledizioni, mari infestati da pirati e foreste mortali, si incrociano le strade di quattro ragazzi: Ayeres, Jean, Miluna e Cyrniev. A ognuno di loro, per motivi diversi, è stata affidata la stessa missione: rubare Tarima, un medaglione gravato da una maledizione sconosciuta ai più, simbolo del potere di uno dei dieci Stati del continente. La corsa al medaglione porterà i quattro ragazzi a esplorare il sorprendente mondo di Alika, in un rocambolesco viaggio di crescita tra amicizia e tradimenti. E mentre lo Stratega, un misterioso e potente generale della Corona del paese dei mutaforma, dà loro la caccia, Ayeres, Jean, Miluna e Cyrniev dovranno confrontarsi, giorno per giorno, con chi sono e chi vogliono essere, barcamenandosi, come meglio riescono, tra le tante strade da poter scegliere e le possibili scelte da percorrere.

Un indimenticabile romanzo di formazione, in cui ogni personaggio segue un percorso che lo conduce ad affrontare sé stesso, la propria natura e le proprie responsabilità.

 

Alika è un romanzo di formazione, un percorso  di vita e di crescita, un’ immersione a tutto tondo in un mondo creato e orchestrato dalle due autrici, a partire dalla geografia sino all’articolata struttura sociale e politica. Pur attingendo al mondo fantasy conosciuto, almeno per quanto riguarda la presenza di alcune creature immaginarie ed elementi centrali propri del genere di riferimento, al romanzo va riconosciuto un indubbio tratto di originalità.

Nel cuore della terra di Alika c’è il piccolo stato indipendente di Lim, governato dall’Alto Collegio dei Paladini: questo stato avrà un ruolo centrale nella storia. Da colonia di reietti  che vi si recavano per nascondersi dal mondo ed evitare la morte, pian piano Lim prospera e diventa il cuore scientificamente più avanzato dell’intera terra di Alika; popolato quindi anche da Sanguemisto (figli di genitori nati da popolazioni differenti) è protetto dalla terribile foresta di Tieqa Shari, percorribile appunto solo con un tieqa.  Lim si è trasformato nel corso degli eventi, da luogo simbolo di apertura al diverso, all’emarginato che non aveva altra possibilità, a luogo ricco, in cui il Governo si è arroccato nelle proprie posizioni e guarda alle guerre degli altri con superiorità.

I tieqa sono una delle creature innovative proposte dalle autrici: creature che non nascono e non muoiono (se non con qualche eccezione), sono composte dalle Mancanze degli undici antichi popoli; maturano la loro formazione sul ghiacciaio di Hisia e lavorano come Latori per il governo di Lim. Interessante è l’idea della Mancanza, singolare per ogni popolo, e che ne caratterizza in un certo senso la personalità: ad esempio, i draghi hanno la Mancanza di Umiltà e ciò li rende tesi a dimostrare sempre il proprio valore.

Durante il romanzo incontreremo diversi Latori ma di un tieqa in particolare sentiremo a lungo parlare! Cyrniev, anche detto Capelli Viola, tieqa di Opportunismo e Latore del suo popolo a rischio di estinzione, i Magmao.

Egli infatti è uno dei protagonisti principali del romanzo: riprendendo l’elemento classico del viaggio, Alika narra le vicende intrecciate di quattro personaggi che per motivi diversi si incontrano e condivideranno un pezzo di vita, sino a legarsi indissolubilmente gli uni agli altri.

Nel prologo, veniamo subito introdotti al terribile destino che ha colpito il mondo dopo l’invasione di Vergur da parte dei draghi; Vergur era abitata dagli gnomi, attualmente estinti. Gli ultimi gnomi rimasti avevano maledetto i potenti e temibili draghi, i quali avevano perso la loro lucentezza e a seguito di questa maledizione/incantesimo erano divenuti draghi opachi. All’inizio del romanzo scopriamo però che qualcuno ha usato questi draghi opachi come cavie da laboratorio per fare degli esperimenti: da questi sono nati i draghi opachi che però possono mutare in umani. Confinati in un piccolo villaggio, non sanno la loro origine né la maledizione che grava sulle loro spalle.

Proprio in questo villaggio conosciamo i fratelli Jean e Jarlee, orfani di madre e con un padre violento che li bandirà; in particolare, seguiremo Jean, profondamente legato alla sorella minore e con un senso dell’onore radicato nel proprio animo. Nonostante gli eventi avversi, riesce sempre ad inserirsi nei vari contesti e ruoli in cui verrà coinvolto. Per lui è previsto un percorso di crescita psicologica e maturativa ben definito: cova rabbia Jean, tanta rabbia per le ingiustizie che ha sopportato, per l’aver dovuto lasciare indietro la sorella, per essere sempre un estraneo pur non comprendendone a fondo le ragioni.

 

“Alla fine aveva ottenuto quello che voleva. A che prezzo però? Non così! Non così!, urlava a se stesso. Perché riusciva sempre a perdere tutto e tutti?”

 

Riservato ed introverso, tende a chiudersi in se stesso e a reagire con stizza alle intromissioni nella propria vita personale; quando approderà sull’Argadon, temibile nave pirata, incontrerà le due protagoniste femminili di questo romanzo … e ne vedremo delle belle!

Apparentemente diversissime, Aveyeres e Miluna provengono da mondi e contesti di vita distanti; mentre la pirata ha sempre dovuto lottare per affermarsi nel mondo, Miluna ha dovuto confrontarsi con un nome ed un’eredità importanti. Entrambe hanno vissuto da nascoste per tanto tempo ed entrambe nascondono segreti in grado di cambiare il corso dell’intero mondo; le due ragazze si conosceranno in un momento ed in un luogo molto particolare, la foresta di Tieqa Shari. Miluna è in fuga da un presunto tradimento, sta cercando un modo per tornare a casa ma non può rivelarlo all’altra che invece viene cripticamente spronata ad aprirsi da uno strano lupo d’argento, creatura che popola la foresta e che si esprime per enigmi. Miluna ed Aveyeres usciranno da questa foresta come amiche: tale amicizia, spesso osteggiata da quegli stessi segreti che le due non possono rivelarsi e che le portano spesso a compiere azioni considerate dall’altra malvagie, cresce, matura insieme a loro; le due ragazze si influenzano reciprocamente, così Miluna impara a difendersi e Aveyeres a superare la sua naturale ritrosia e scontrosità e veleggiano insieme, accogliendo nella loro ciurma il giovane Jean.

Un tratto fondamentale del romanzo è la sua coralità: la storia viene narrata in terza persona e ciò permette di seguire le vicende dei vari personaggi, anche secondari, e di avere uno sguardo più ampio sui territori del mondo di Alika; in alcuni momenti, ho faticato a comprendere con esattezza gli archi temporali narrati, nonostante  fosse presente un’indicazione all’inizio di ogni capitolo.

Ho immaginato Alika come una gigantesca scacchiera in cui i vari pezzi si muovono sul filo di maledizioni, incantesimi e soprattutto intrighi, in un gioco che non è mai come sembra! Pieno di colpi di scena e di rivelazioni, il lettore viene catapultato in un mondo che mescola ad arte i viaggi in mare con scene di guerra, le foreste magiche con gli intrighi di palazzo. Tutti nascondono segreti in un romanzo che fa del viaggio inteso come cambiamento personale il suo filo conduttore: ognuno di questi personaggi conclude la sua avventura profondamente cambiato e anche quando tutto sembra perduto, quando i tradimenti fanno sospirare il lettore e gli fanno dire “ecco, lo sapevo!”, le autrici sconvolgono le nostre ipotesi, annullano intuizioni e portano in scena elementi chiave ma ambigui nelle loro trame. Anche quei personaggi che sembrano più oscuri, autoreferenziali e indifferenti alle altrui emozioni, ci sanno sorprendere.

Orgoglio e lealtà sono due componenti caratteriali molto presenti nei vari personaggi del romanzo e ne rendono spesso le interazioni dolorose ed accese: Miluna vuole dimostrare di essere all’altezza del nome che ha e dell’eredità di suo padre, Cyrniev vuole aiutare il suo popolo, Aveyeres vuole scoprire chi è davvero, Jean vuole sapere qual è il suo posto nel mondo. Ognuno ha una missione profondamente personale per iniziare questo viaggio, missione per la quale sono disposti a qualunque cosa: Miluna e Cyrniev provano a mettere da parte le profonde divergenze d’opinione, Aveyers e Jean fanno i conti con gli oscuri desideri dei loro cuori. Il conto che pagano è alto in termini di crescita individuale: rinunciano a qualcosa in questo viaggio, rinunciano alla loro infanzia per diventare finalmente adulti.

Emblematico a mio avviso il discorso di Cyrniev al Collegio del governo di Lim dove con la sua irruenza e violenza verbale parla a cuore aperto dei problemi della terra di Alika, delle guerre intestine e civili, dell’estinzione di alcune razze: ho ravvisato in questo potente momento un messaggio profondo e importante che le autrici hanno lanciato tramite le pagine del loro romanzo. Così come è potente il messaggio di cui si fa portatrice Miluna: un mondo libero da guerre, un mondo in cui ognuno è libero di essere se stesso, senza per questo dover pagare alcun prezzo.

Allora l’oggetto Tarima, nascosto e protetto, diviene mezzo per avere questo riscatto interiore: tutti lo vogliono per riappropriarsi in realtà di parti di se stessi; Tarima è solo un simbolo in un mondo che vive, però, di simboli. Distruggerlo significa ripartire dall’inizio, ricominciare, in un modo e in un mondo migliore, sperano i protagonisti.

Fondamentale sarà per il lettore scoprire la natura di alcuni personaggi e , soprattutto, scoprire le loro reazioni alla loro stessa conoscenza di loro stessi: la Natura, intesa come inclinazione dell’essere, è argomento molto affrontato nel romanzo. Riconoscersi per conoscere l’altro, senza per questo essere stereotipati in costrizioni dogmatiche: Natura come libertà di espressione, di essere. Un messaggio davvero importante, per me.

È un romanzo che parla di vincoli: dal sangue all’amicizia, dalla lealtà alla famiglia, tutti mantengono la parola data e l’onore  lega le vite delle persone e determina le alleanze.

Parla anche di un germoglio d’amore e di speranza : quell’amore tempestoso che nasce dall’orrore di aver condiviso la sofferenza e i soprusi, la tortura e la violenza; l’amore tra Jean e Jarlee che si ritrovano dopo essersi persi e devono ricominciare a conoscersi senza pregiudizio né rancore, l’amore come appartenenza alla ciurma dell’Argadon, l’amore tra Miluna e il suo popolo, che deve imparare ad amare il suo nuovo leader, e l’amore tra Jean ed Avereyes, solo accennato, tratteggiato ma sospirato dal lettore. I destini di tutti i personaggi convergono alla ricerca di Tarima, medaglione simbolo di potere e di supremazia di una razza sulle altre,  e della Gemma della Fondazione in un finale intenso e coinvolgente.

Ribellione e vendetta, lotta di classe e lotta ad un potere rappresentato  da un ristretto governo al comando,  chiuso nella propria auto-celebrazione e cieco ai reali bisogni del popolo, fratellanza e ascolto dei deboli, ma soprattutto accettazione di sé.

Umana o drago? No, non avrebbe saputo rinunciare a nemmeno a un briciolo di sé stessa”: il capitano pirata è un personaggio complesso e accattivante, coraggioso con gli altri ma inclemente con se stessa; i suoi eccessi e accessi di ira spesso non giustificabili sono il riflesso di un profondo dilemma interiore che, pagina dopo pagina, seppure non risolve del tutto, arriverà a comprendere, almeno in  parte. Lei è così, lei è questo; e chi le è vicino la aiuterà a capire che non deve cambiare, che le cose brutte si possono superare … che non è sola.

Specularmente, il tieqa di Opportunismo, mago dell’inganno, dice di se stesso: “Lo so che sono incompleto! Ma non è colpa mia!”, con la sua veemenza ed arroganza, con il suo tipico ghigno, maschera un grande cuore e una sensibilità d’animo che forse lo spaventano al punto da fingersi altro. Irruento e sagace, il suo posto è nel mondo, conoscerlo, amarlo, fondersi con esso, scegliere chi essere.

Questo è un messaggio che pervade il testo: scegliere chi o cosa essere e al tempo stesso non fermarsi a ciò, non limitarsi alla propria individualità ma lottare perché tutti possano scegliere cosa essere.

Dal punto di vista strutturale, ho trovato particolarmente interessanti le descrizioni delle diverse ambientazioni, credibili ed affascinanti, mentre ho faticato a seguire alcuni dialoghi tra i personaggi, spesso sbrigativi, con un linguaggio talvolta fuori dal contesto che viene associato al mondo di Alika, e non sempre chiarificatori tra i protagonisti coinvolti.

Nota di merito alle autrici per la costruzione di un mondo che, comunque,  risulta credibile e viene descritto in modo vivido e tangibile, e un plauso alla copertina suggestiva ed elegante.

 

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