Chimera

Chimera

Buongiorno lettori e buon inizio di settimana! Oggi vi parlo di un romanzo di Fantascienza che mi ha colpito positivamente: Chimera, scritto da Eleonora Rossetti ed edito da La Corte Editore, che ringrazio per l’invio della copia cartacea.

TRAMA

Jonathan Sniper è sempre stato alla ricerca dello scoop del secolo, ma non avrebbe mai immaginato di finirci in mezzo. Tutto precipita una notte, quando si ritrova in mezzo alla strada con una pistola in tasca e i vestiti sporchi di sangue non suo. Non sa come sia arrivato lì: l’ultima cosa che ricorda è che stava aiutando uno sconosciuto a sfuggire a dei malviventi. Un uomo che, nei suoi ultimi istanti, gli ha inoculato qualcosa. Da quel momento, il buio. Adesso è lui a ritrovarsi braccato, non solo dalla polizia, ma anche da misteriosi individui che cercano di catturarlo con ogni mezzo per recuperare ciò che gli è stato affidato senza il suo consenso. Qualcosa che ora gli sussurra nella testa, a volte consigliandolo, a volte ostacolandolo, ma addirittura prendendo il comando del suo corpo: una coscienza estranea, artificiale, che rivendica la sua presenza, ripetendo “io sono Jonathan”. Tra vuoti di memoria, inseguimenti, inganni e alleati insperati, Jonathan dovrà capire cosa nasconde dentro di sé prima ancora di svelare i misteri che lo circondano. E scoprirà a sue spese che, se da un lato un’intelligenza artificiale non conosce le emozioni, dall’altro la natura umana, sotto la patina dell’etica e della morale, è la più brutale che esista al mondo.

 

Corre l’anno 2031 nell’area metropolitana di Saints, Illinois: è un mondo del tutto nuovo, un futuro pieno di tecnologie che puntano a migliorare la qualità della vita. Tra nano-tech e wire-lens, la città si divide in una parte esageratamente avanzata da tutti i punti di vista e una zona pericolosa, un quartiere in ombra dove vive chi non può permettersi di essere al passo coi tempi. Perché i dispositivi garantiscono sì una vita migliore, ma come spesso accade, richiedono un costo abbastanza elevato.

Dalla sicurezza della Polizia alla rivoluzionaria sanità, il mondo è dominato dall’avanguardia pioneristica della tecnologia e a farla da padrona nel settore è la MycroTech, diretta dal giovane Roy Larson. Personaggio manipolatorio e isolato dal mondo, manda in avanscoperta un personaggio avido e corrotto, insieme al suo personale esercito – se così si può definire – di Chimere.

Ma cos’è una Chimera? Un sogno utopistico nato dalla mente di un gruppo di scienziati, finalizzato a curare il coma e patologie neurologiche degenerative, e ancora malattie mentali? Dopo aver iniettato un miracoloso vaccino alla popolazione, la MycroTech punta a questo progetto, segretissimo, che però viene trafugato da qualcuno interno al sistema … a che scopo? cosa sono diventate le Chimere?

In questo mondo assolutamente visionario e iper- tecnologico, vive Jonathan Sniper, detto il Condor, trentenne giornalista freelance sempre a caccia della notizia, dello scoop. Nel suo appartamento spartano e minimale, ha una parete ricoperta di storie (colpisce in particolare la presenza di piccoli ritagli di giornale che riguardano un terribile incidente stradale), frammenti di esistenze, a cui guarda per cercare uno schema, un pattern comportamentale che ha portato a un incremento senza precedenti di suicidi. Ed è proprio con un suicidio che il romanzo si apre ed è sin dalle prime righe talmente coinvolgente da catapultare il lettore nell’immagine proposta.

Senza respiro, senza pause, Chimera va letto tutto d’un fiato!

Il Condor annusa l’odore di carcassa, certo, ma per farlo necessita di un aiutino tecnologico che gli arriva dall’hacker “Bug”, il quale gli fornisce uno strumento settato sulle frequenze della polizia per captare le notizie più succulente. Proprio in merito all’ennesimo crimine, Sniper ritrova  il poliziotto Sullivan, che non si fa scrupoli a sbattergli in faccia il sospetto del coinvolgimento dello stesso Condor nelle vicende criminose, accusandolo anche di teorie complottistiche nei confronti della MycroTech.

Quando, dopo aver commissionato a Bug un dispositivo specifico per lui, si reca nel suo appartamento e trova il caos, Sniper farà la conoscenza di Isaac, uno scienziato proprio della MycroTech. Delirante, ferito, ansimante: cerca di trarre in salvo sia lui che Jonathan. In una rocambolesca lotta alla sopravvivenza, Sniper riceverà da Isaac un dono speciale: NIMA, un dispositivo di Intelligenza Artificiale fortemente voluto da Larson e messo a punto da Isaac e un gruppo di scienziati, tra cui la figlia dello stesso, Irena.

Nato con le migliori intenzioni, per aiutare la cura delle patologie a carico del cervello, si trasforma ben presto nelle paranoiche mani di un malato Larson, in un dispositivo di controllo.

Buio, perdita di controllo, assenza di coscienza consapevole: così si manifesta all’interno della mente la Chimera, mentre dal di fuori sembra di avere a che fare con un pazzo allucinatorio.

Inizialmente, il rapporto tra NIMA e Jonathan Sniper sarà complicato: descritto in maniera magistrale dall’autrice, viviamo con il giornalista il terrore panico derivante dal non avere più il controllo totale della propria mente, e conseguentemente del proprio corpo. In un stato al limite tra allucinazione e dissociazione, l’autrice introduce l’idea dello specchio: attraverso l’immagine riflessa, il Vero Jonathan riesce ad interagire con l’altro, con l’Intelligenza Artificiale che pure si crede reale. In una lotta interna – intestina, quasi – Jonathan deve comprendere come gestire la presenza di questo dispositivo che per gran parte della storia si rivela essere una macchina abile, atroce, ma pur sempre una macchina. Chi dei due è il Reale? È l’autocoscienza a definire chi è reale o sono le azioni? Sono le intenzioni o i fatti?

E’ nello sguardo che c’è la differenziazione tra i due soggetti, ma soprattutto nella tematica della coscienza che l’autrice tratta con competenza e maestria.

E’ proprio su questo terreno, sul terreno della morale, del libero arbitrio, che si gioca la partita sia tra Jonathan e NIMA, che tra NIMA- Jonathan- Larson e le sue CHIMERE, legate tra loro e connesse alla volontà di Larson stesso. Quello che doveva essere un dispositivo “medico” atto a ricalibrare le sinapsi , ad operare laddove ci fosse un trauma, diventa invece un modo per Larson di avere mille occhi sparsi nella città, burattini inconsapevoli nelle sue mani, sottomessi alla sua volontà. Quante Chimere ci sono? Inconsapevoli, si aggirano per strada come cagnolini di Larson, il quale detiene il dispositivo per disattivarle tutte: ma a che costo? Senza scrupoli, né empatia, Larson vuole NIMA per sé stesso, vuole imparare, per poi distruggerlo.

NIMA però è a suo modo speciale: prototipo creato da Isaac, è stato creato per un progetto ulteriore, volto a salvaguardare la volontà individuale, non annientarla. Non vuole integrarsi, non vuole morire, non vuole essere spento. Ma per sopravvivere ha bisogno che anche il suo “corpo” sopravviva: Jonathan stesso si affiderà a NIMA per gestire quelle situazioni di rischio talmente estremo da necessitare per forza la capacità di analisi, calcolo e il sangue freddo di una macchina.

Ma pian piano il rapporto tra i due si modificherà: c’è bisogno di equilibrio per vivere, per guardare in faccia il proprio abisso personale e accettarlo, accettandosi.

“Il volto di NIMA si rabbuiò. Era molto più inquietante dell’innocuo riflesso allo specchio; Jonathan non si sarebbe mai abituato a litigare con un alter ego in cui non si riconosceva. IO VOGLIO SOLO SOPRAVVIVERE. NIENTE CONTA DI PIU’. PER TE E’ LO STESSO. SIAMO UGUALI.

Io non sono come te!

TU SEI ME.”

 

Dal di fuori, sembrerebbe come se ad un certo punto, la volontà cosciente di Jonathan si eclissasse: come in una sorta di pilota automatico, Jonathan va in override e subentra NIMA, freddo, calcolatore, senza ricordi e senza sentimenti.

L’Intelligenza Artificiale infatti può vedere tutto ciò che vede Jonathan, ma non può sentirlo… almeno fino al punto in cui, per salvarsi reciprocamente, in un momento di esposizione estrema al pericolo, tanto fisico quanto mentale, Jonathan lascia andare ogni sorta di difesa interna e si mostra nudo, indifeso. Il suo subconscio straborda con potenza inaudita a livello della coscienza: in una scena di altissima tensione narrativa, l’immaginario, il mondo inconscio di Jonathan si svela, rivelando ricordi, paure, timori sepolti.

Senza necessità di avere una macchina impiantata nel cervello, cosa è capace di fare il nostro stesso cervello per proteggerci? Rimozione, compartimentalizzazione: la mente umana cerca di tutelarci sempre dall’orrore.

Ma se NIMA non è solo macchina, Jonathan non è solo il Condor: svelando quella parte di sé che teneva nascosta, si ritrova, si riconosce e si libera, finalmente.

“Vedi, è proprio questo il tuo problema! Parli di te stesso come se fossi vivo, imiti anche il mio aspetto, ma non lo sarai mai finchè continuerai ad atteggiarti come un automa. Causa e conseguenza pura, senza mai riflettere su quello che fai e su quello che realmente comporta per gli altri!”

 

Cosa ci rende umani? È il libero arbitrio? L’autoconsapevolezza? La coscienza?

Dove si situa il confine tra lecito ed illecito? E se non siamo noi a compiere una scelta, ma lasciamo che sia una macchina, un dispositivo, a farlo al posto nostro, dove si collocherebbe la responsabilità? Cosa siamo disposti a sacrificare per tacitare la nostra coscienza? Dove ci porta la sete di potere?

 

Le tematiche trattate in questo libro sono tantissime e trovo che il valore aggiunto ad una storia assolutamente originale e scritta benissimo, sia proprio la competenza dell’autrice: dai dettagli della tecnologia che ci viene proposta, all’attenzione per le scene di azione, alla finezza dei comportamenti umani contrapposti a quelli delle macchine, questo romanzo è un concentrato di bravura. È un viaggio anche psicologico in una realtà che potrebbe essere e proprio in quanto tale, ci fa paura e ci pone interrogativi morali profondi,

 

Sniper, personaggio affascinante, complesso nel suo interesse apparentemente autoreferenziale:

“Lui voleva guardare fino in fondo, scoprire il tombino che conduceva alla fogna degli affari sporchi. E soprattutto, arrivarci per primo”.

Coinvolto contro la sua volontà in uno scoop talmente grande da essere quasi surreale, si troverà a vivere le più incredibili giornate della propria esistenza e comprenderà che, la più pessimistica teoria complottistica partorita dalla sua mente, è nulla contro la realtà “immaginata” da Larson.

Cosa succede quando da cacciatore di notizie, si diventa la notizia?

Personaggi secondari avvincenti e necessari per far comprendere come le varie sfumature dell’affidarsi alla tecnologia abbiano un decisivo impatto sulla vita, rendono la lettura piacevole, scorrevole.

Il linguaggio moderno, iper-realistico, con cui l’autrice narra la sua storia fa immergere il lettore in una dimensione cinematografica.

Decisamente consigliato agli amanti del genere sci-fi e d’azione: questo romanzo è una chicca per gli amanti della tecnologia, dell’informatica e del cyber-mondo.

 

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