Fragment

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Buongiorno lettori! Inizio la settimana parlandovi di un romanzo fantasy davvero notevole: FRAGMENT, scritto da J. FIORENTINO ed edito da Elpìs Editrice, che ringrazio per l’invio della copia cartacea.

TRAMA

Quando il nemico è la Luce, l’unico a poterla fermare è un ragazzo perduto nel buio. In un mondo simile a una favola oscura, Lyfe ha sedici anni quando perde tutto, perché dentro di lui c’è qualcosa di diverso. Qualcosa di sbagliato. Lui e gli altri giovani Contaminati sono gli unici che possono fermare la Fabbrica di Porcellana e la minaccia dei misteriosi Uomini Neri che si aggirano nelle foreste di rovi di ferro con maschere e forbici, perciò Lyfe comincerà il suo viaggio per tentare di salvarsi dal Frammento di Luce che gli si è insinuato sotto la pelle e che lo ucciderà lentamente e in modo orribile. Tra scenari che somigliano a un incubo, ragnatele di segreti e personaggi oscuri, il ragazzo scoprirà che nessuno è mai ciò che sembra. Perfino lui, che potrebbe essere nato dall’Oscurità e destinato a diventare il mostro che dominerà il mondo.

 

 

Questa è una storia sporca, oscura e triste“: prima ancora dell’inizio, l’autore mette il lettore al corrente che sta per essere raccontata una storia di buio, di frammenti di dolore, contrapposti alla luce.

La storia si svolge nella Terra di Jann, divisa a sua volta in quattro regioni: Sume An, Ven Heng San, Ark Dring e Dong. Proprio in una città di quest’ultima regione, precisamente a  Weind, una donna stremata dalle doglie del parto, sta per dare la vita ad un bambino dalla bellezza quasi sovrannaturale, macchiata, però, da un dettaglio fondamentale: il colore dei suoi occhi. Lyfendel nasce dopo la sorella Horizon , cieca e crudele, e Astrid , mite ma muta dalla nascita, e vive nei Bassifondi, il quartiere sotterraneo “budello di metallo” abitato dai reietti della società, dai poveri, un posto dove la luce è un lusso  che nessuno può permettersi, dove non ci sono finestre; qui, Lyfe ormai cresciuto vive con la madre ammalata e le due sorelle, si arrabatta cercando di vivere alla giornata con piccoli furti compiuti insieme ad una banda di altrettanti ragazzi simili a lui, tra cui vi è la persona che più si avvicina all’idea di amico per Lyfe, ovvero Chopin. Proprio quando gli viene richiesto un furto molto specifico e cospicuo, qualcuno farà la spia e Lyfe sarà costretto a subire passivamente lo smembramento di quel che rimane della propria famiglia. Allontanato e comprato dall’enigmatico Wagner, Lyfe oltrepasserà per la prima volta in vita sua la Regione di Dong per arrivare nella Regione di Ark Dring, gravato dal fardello della colpa e del dolore ma con gli occhi sempre asciutti. Attraversando Albalona, farà la conoscenza di Sendon: una ragazza speciale, una Mahler, che diventerà essenziale nella vita del protagonista. Il suo viaggio si arricchirà di nuovi compagni di avventure con i quali Lyfe apprenderà una dura lezione di vita: nulla è mai come sembra e nessuno è mai chi dice di essere . Gravato dal senso di colpa per aver abbandonato la propria famiglia, Lyfe dovrà scoprire chi è davvero, e per farlo deve compiere un doppio viaggio: fisico e nel proprio passato, ponendo estrema attenzione a riporre la propria fiducia nella persona giusta, in un mondo che fa della follia il proprio marchio di fabbrica.

Ma chi è Lyfe? Come mai i suoi occhi sono così diversi? E se è vero che gli occhi sono lo specchio dell’anima, cosa dicono di lui questi occhi?

Mi sono chiesta come si possa affrontare la vita consapevole che nessuno riesca a guardarti negli occhi senza tremare, sospettare, diffidare, avere paura. Come si può conoscere l’amore senza quel rispecchiamento autentico e necessario per la costruzione stessa della propria identità? E come si può vivere dovendo accettare di aderire ad un fato che non ci appartiene, di aderire ad un modello, ad uno script che ci vuole per forza di cose destinati al Male?

Lyfe, quindi, è un personaggio che mi ha incuriosita ed attratta sin dal momento della sua nascita: la sua personalità ombrosa e cupa, il suo senso profondo di lealtà verso la famiglia, nonostante il rapporto terrificante con l’inquietante Horizon, mi hanno rapita.

Quello che ho letto è un romanzo dalle tinte introspettive, dalla sensibilità profonda e con una componente fantasy  incredibilmente descritta e sapientemente costruita: Lyfe è un personaggio in evoluzione, costretto ad indossare i panni “decisi“, dettati, dal colore dei suoi occhi che lo classificano come il figlio del Demonio. Cresciuto praticamente da solo, sente fortissimo dentro di sé il senso di responsabilità verso gli altri e spesso reagisce a questo sovraccarico emotivo con atteggiamenti di sfida e di arroganza, che sono però, a mio avviso, una facciata, un modo che Lyfe ha per difendersi dal grande vuoto emotivo che sente dentro di sé.

L’assenza di una famiglia coesa, di qualcuno che lo abbia amato in modo puro, lo rendono diffidente: si relaziona al mondo con cautela, ma la sua brillante intelligenza – talvolta dono, talvolta maledizione – lo rende un personaggio multi – sfaccettato e con cui entrare in empatia è davvero facile. Non si lascia abbindolare dallo sfarzo, dalla ricchezza, dal potere; sempre pronto a sacrificarsi per gli altri, anche quando questo significa perdere chi ama, dovrà comprendere, a sue spese, che spesso il sacrificio si declina nel fare cose che non ci piacciano affatto.

L’autore ha creato un mondo come non ne vedevo da tanto tempo: non solo un mondo a livello geopolitico, ma ha edificato una struttura sociale di notevole impatto sul lettore. Dalla religione alla società, dalla giustizia all’esecuzione della stessa, per concludere con gli usi e tradizioni e la linguistica di questo mondo, c’è una cura e un lavoro evidenti. Come è evidente l’amore che l’autore ha per la parola: il romanzo è scritto in maniera molto matura, senza sbavature, con delicatezza quando necessario e crudeltà quando serve. La narrazione è in terza persona e permette uno sguardo a tutto tondo sulla scena narrativa il cui fulcro rimane sempre lui, Lyfe: una personalità alla ricerca di se stessa.

Consapevole dei propri pezzi, Lyfe cerca di capire la propria origine, cerca di capire cosa fare di se stesso: mi ha colpito molto un momento di apertura personale nell’incontro con la bella Sendon:

“Non preoccuparti” la interruppe Lyfe, sempre senza guardarla. “A volte i miei occhi fanno paura anche a me”.

Quanto deve essere difficile vivere con la paura della propria immagine riflessa allo specchio? E quanto coraggio ci vuole per ammetterlo anche solo a se stessi? Lyfe non sembra rendersi conto della sua forza interiore, della sua maturità, del grande peso che si porta dentro e che cresce pagina dopo pagina in un romanzo che non lascia mai il lettore comodo tra le pagine ma lo sprona, lo stimola ad andare avanti.

Non appena si ha la sensazione di aver colto qualcosa della trama, ecco che l’autore spiazza il lettore con l’introduzione di creature nuove, di nuove suggestioni ambientali, rimescolando le carte e riportando alla ribalta personaggi che il lettore aveva quasi accantonato. Ognuno dei vari protagonisti che ci viene mostrato ha un suo ruolo e un suo scopo ben specifico nella narrazione che va al di là dell’apporto individuale ai fini della trama: in un continuo gioco di specchi e di rimandi, i piani che l’autore ci mostra sono molteplici come molteplici sono le sfumature dell’anima stessa. In un mondo che fa della follia, della pazzia, il proprio marchio di fabbrica, è difficile cogliere il confine tra reale ed immaginario, così come è praticamente impossibile chi manovra chi e a che scopo.

Ogni personaggio ha una propria ferita personale che cerca in qualche modo di espiare, di curare, di lenire; ed ogni personaggio è luce ed ombra. La tematica della dualità pervade in maniera costante il romanzo: ed è proprio sul conflitto tra luce e buio che si gioca tutta la storia.

Cosa succede quando il Buio contamina con un proprio Frammento? Quando ci si trasforma nel peggiore incubo esistente? Ma Buio e Luce non sono forse Frammenti di una stessa metà? A cosa sono destinati ad appartenere i vari personaggi? Domande, ipotesi, che il lettore formula e che l’autore stesso manipola abilmente!

Ecco, se dovessi definire al termine della lettura questo romanzo, userei sicuramente due aggettivi ben specifici, il primo dei quali è onirico. La dimensione onirica – la dimensione dell’Altrove inteso non solo come luogo del sonno/sogno ma come dimensione Altra che rimanda alle altre immagini di se stessi – è estremamente determinante nel romanzo: attraverso dei sogni-incubi, Lyfe scopre quella storia di se stesso che non vuole accettare. E’ nel sogno che gli viene mostrato parte del suo destino, parte del suo essere, in un mondo architettato perchè tutto vada come deve andare, proprio come gli viene più volte sottolineato dal Sole: il fato deve compiersi, ad ogni costo.

Il secondo aggettivo che mi ha evocato questo romanzo è senza dubbio: visionario. Atmosfere alla Tim Burton, creature che mescolano ad arte elementi noti al mondo fantasy uniti all’incredibile talento dell’autore, regalano un mondo che fa della sua unicità il tratto distintivo. E nulla è lasciato al caso: ogni dettaglio, ogni piccola sfumatura delle creature ha un suo senso in un mondo che stupisce per la sua coerenza, pur essendo a tratti meravigliosamente illogico. Come Lyfe stesso – che non conosceva altro mondo, altra vita, se non quella dei Bassifondi – anche noi ci stupiamo nell’intraprendere questo viaggio, nell’incontrare le piccole fate, o i temibili Uomini Neri. O peggio ancora nel ritrovarci nella casa di specchi della strega Vivaldi – bellissima ma crudele. E che dire di Jolly e delle sue Donne- Orologio? Una caratterizzazione e una descrizione talmente viveva da restare impressa nella mente del lettore. Personaggi talmente belli esteticamente da fare paura, in un sottile e perverso gioco psicologico in cui non ci si deve fidare delle parole o dell’aspetto esteriore degli altri. Ma anche fidarsi di se stessi, in alcuni casi, ha conseguenze terribili per tutto il mondo, presente, passato e futuro.

In questo romanzo c’è tutto: dal tema del viaggio caro al mondo fantasy, alla creazione di un mondo popolato da magia, streghe, creature fatate. Ma è un mondo disincantato quello che ci propone l’autore, un mondo che non teme la propria crudeltà, la propria oscurità, che pure appartiene a tutti. E seppure viene di fatto incarnata da alcuni personaggi specifici, si agita sotto pelle in ognuno dei protagonisti, impegnati nella propria lotta personale tra bene e male, tra vero e finto. Un universo creato ad arte dalla penna dell’autore che descrive scorci affascinanti per la loro perversa “assurdità“.

Ho trovato molto bella l’evoluzione del rapporto tra Lyfe e Sendon, in una dinamica di scambio  interessante ed emozionante: l’uno il negativo dell’altro, e viceversa. Lyfe con i propri occhi demoniaci, Sendon con un sorriso che illumina il giorno: lui che vede in lei l’ingenuità del mondo, lei che vede in lui una luce che nessun altro sembra scorgere.

“E più lui cercava di capire se la amava o la odiava, più l’oscurità diventava una pelle sopra la sua pelle. Un’armatura. Ma anche una prigione”

E proprio come le farfalle – sempre presenti nel romanzo, sia nei sogni rivelatori del passato di Lyfe, sia nei vari scenari e nelle varie ambientazioni che vediamo – simbolo per eccellenza di trasformazione e metamorfosi, così anche Lyfe e i suoi amici sono destinati, volenti o meno, a trasformarsi.

Una nota di merito per l’incredibile grafica di questo romanzo, a partire dalla copertina assolutamente adatta per la storia che verra’ raccontata all’interno: evocativa e suggestiva. L’esperienza di lettura, inoltre, comincia con una mappa dettagliata, elemento questo da non sottovalutare. Percepisco la mappa non solo come un’ indicazione geografica di luoghi ma  come l’apertura all’idea di un viaggio: interiore e attraverso luoghi ben specifici.

E’ un romanzo unico nel proprio genere, questo, ed ha dentro talmente tanti livelli di analisi, di interpretazione che è difficile parlarne senza svelare il contenuto della storia: una storia complessa, che consiglio a tutti gli amanti del Fantasy.

Una storia che parla di crescita, di destino, di amore, di accettazione di se stessi, con un finale emozionante e pieno di spunti di riflessione.

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