Circe di Madeline Miller

Circe di Madeline Miller

TRAMA

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull’isola di Eea, non si perde d’animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino – con l’ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l’astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope. Finché – non più solo maga, ma anche amante e madre – dovrà armarsi contro le ostilità dell’Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov’è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare.

 

 

Titolo: CIRCE

Autore: MADELINE MILLER

Genere: MITOLOGIA

Casa Editrice: SONZOGNO

Pagine: 411 p.

Prezzo cartaceo: 16.15 EURO (copertina flessibile); Prezzo ebook: 5,73 euro

Quella presentata in Circe e’ una storia, innanzitutto, famigliare.

 Con una scrittura precisa, incalzante, in una prima persona che serra l’attenzione del lettore e con la voce di Circa onesta e diretta, senza fronzoli, ogni frase scava, prepara il lettore al momento successivo, con un velo sottostante di agitazione che fa dire: oddio, ora cosa le accadra’? 

Figlia di una madre che definire anaffettiva sarebbe un eufemismo e di un padre divinita’ ,Circe – sparviera- cresce in un palazzo, solitaria; l’arrivo dei fratelli Perse e Pasifae e’ una maledizione per lei costretta a subire gli insulti e le angherie di loro due, figli preferiti dalla madre. Nonostante tutto, sin dall’inizio, il modo con cui Circe parla di Elios, suo padre divino titano, e’ amorevole: lo preferisce alla madre e ricerca in lui un’approvazione, un riconoscimento. Ma questo padre cosi’ amato, e’ altresi’ potente, tanto da far paura al grande Zeus, ed e’ adulato dai suoi fratello. Circe, forse lA sola tra i suoi figli a comprenderlo, lo osserva. E impara. Il mondo che Circe ci mostra non e’ il magico mondo delle divinita’ ma quello subdolo e sotterraneo, fatto di finti sorrisi e falsi compiacimenti. Se volessimo tradurlo in un motto latino, sarebbe un mondo in cui vige il “mors tua, vita mea”.

Intelligente, acuta osservatrice dell’animo umano, Circe e’ attratta dal gusto proibito dei mortali ma lungi dall’essere un’attrazione di natura “godereccia”, la sua e’ sete di conoscenza, desiderio di confronto. La ragazza subisce angherie di ogni sorta nella sua infanzia: nessuno si esime dal dirle quanto sia francamente brutta e con una voce inaudibile, ma lei si rassegna ben presto alla sua condizione, fin troppo presto, credendo erroneamente che quella puo’ essere la sua unica realta’.

“Celato sotto il dolce volto familiare delle cose, ce n’e’ un altro in attesa di spaccare in due il mondo”

La storia di Circe pero’ e’ una storia d’amore: un incontro fortuito col mortale Glauco la porteranno a sperimentare la follia cieca dell’amore. Per lui, fara’ ogni cosa. Per lui, perdera’ tutto cio’ che ha. 

In una famiglia che le volta completamente le spalle pur continuando ad usarla come una pedina in una scacchiera piu’ grande, Circe verra’ allontanata nella famosa isola e per la prima volta sente la solitudine profonda: “fino a quel momento non sapevo di quante cose potessi avere paura… io che potevo fare?”. Come preannunciatole, Circe sviluppa un potere in particolare, potere che e’ un dono ma anche una dannazione; ed e’cosi’ che Circe si sente, si percepisce, in lotta tra cio’ che potrebbe e vorrebbe essere e cio’ che ha fatto nel suo lungo passato, lacerata da un senso di colpa che non potra’ mai ripararsi. Quegli umani cosi’ attraenti, diventano per lei l’oggetto concretizzato dei suoi errori. Passano i secoli e Circe lotta, lotta ogni giorno per essere l’opposto della morte: lotta per cambiare, per imparare a sopravvivere, per imparare a conoscersi.

La storia di Circe e’ una storia di auto- conoscenza profonda e la penna dell’autrice e’ qualcosa di estremamente delicato ma mai falsato: puro nella sua durezza, forte nella sua capacita’ di mettere a nudo l’anima tormentata di Circe, che e’ dea, maga, donna, amante, figlia, madre. E’ tutto, e noi con lei.

Intriso di profondi significati simbolici che rimandano alla figura mitologica di Circe/ strega/ maga, donna e incarnazione del femmineo che trova il suo compimento nell’elemento bosco simbolicamente legato all’inconscio e alla donna ( entrai in quel bosco e la mia vita ebbe inizio), questo romanzo e’ un’ode ai rimandi, alle riflessioni di genere e sul genere. La magia di Circe , poi, e’ connessa alla terra, alla madre terra, alle erbe e alle pozioni: non e’

Schiocco di dita ma frutto di fatica e concentrazione, di studio e non di caso fortuito. E’ alchimia e passione, costanza: piu’ di tutto, e’ conoscenza della natura umana, di se stessi. Un inno alla vita, alla ricerca della propria umanita’ nonostante tutto, ancora una volta la Miller fa segno creando ella stessa il mito, e non limitandosi alla rielaborazione; Lungi dall’essere la Circe seduttrice e seduttiva, conosciamo la Circe “persona”, a meta’ tra umano e divino, tesa nello sforzo costante dell’equilibrio tra le sue varie parti, un po’ come tutti noi.

Promosso a pieni voti!

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